Subire la moda o viverla in maniera critica? E’ l’ultima frontiera di un settore che, fortemente incentrato sull’immagine, si interroga anche sui contenuti. A Milano, proprio durante la Fashion week, la risposta viene da So critical, so fashion, una tre giorni, da oggi 21 al 23 settembre, ai Frigoriferi milanesi di via Piranesi, dedicata a designer, stilisti e artigiani che fanno della qualità e dell’attenzione alla materia il loro credo.

Giunta ormai alla sua terza edizione, la fiera, creata dall’editore Terre di Mezzo, una piccola società che nasce da un gruppo di amici con un giornale di strada per aiutare la comunità senegalese a inserirsi nella Milano da bere, sta conquistando spazi crescenti. Anche sulla scia di una tendenza internazionale verso tutto ciò che è più accettabile dal punto di vista sociale ed economico, l’expò ha archiviato la scorsa edizione con 3500 visitatori, 39 espositori e 110 giornalisti accreditati. Un piccolo grande successo in un sistema capitalistico che brucia tutto troppo rapidamente.

Venerdì 21 settembre alle 19 proiezione del doc "Behind the label, cosa si nasconde dietro il cotone che indossiamo?"

«So Critical, so fashion nasce tre anni fa come una costola della Fiera “Fa’ la cosa giusta” dedicata al consumo critico e agli stili di vita sostenibili – spiega Anna Nenna, curatrice dell’iniziativa – Abbiamo infatti riscontrato da parte degli operatori del settore moda e delle persone in generale una maggiore sensibilità verso la qualità dei prodotti, l’etica nei processi di produzione della filiera». Così è nato un progetto che oggi mette assieme 50 realtà della moda che spaziano per l’appunto dal design all’artigianato passando per la moda. Piccoli imprenditori, che dalla loro hanno la forza della creatività, da mettere in mostra grazie anche al recupero di materiali tradizionali o a innovazioni nelle modalità di realizzazione degli oggetti o degli abiti.

Non ci sono delle vere e proprie sfilate, ma delle performance artistiche. Niente flash delle ultime tendenze per l’estate che verrà, ma uno shooting aperto al pubblico (l’ingresso è gratuito) con tanto di preparazione con maquillage naturale e foto realizzate da professionisti per promuovere la prossima edizione di So critical, so fashion. O ancora workshop in cui imparare a creare o personalizzare accessori e capi di abbigliamento, gustare cibo a km zero e ascoltare musica live e dj-set. Un mondo completamente diverso rispetto a quello cui si è abituati a trattare a Milano quando si parla di griffe.

Una manifestazione in cui è possibile trovare marchi come Ligneah, che propone una linea di borse, portafogli, cinture e cappelli interamente realizzata in legno o Caracol, gioielli realizzati a mano con materiale recuperato dalle discariche, in bella mostra in una manifestazione capace di far crescere i propri espositori. Come nel caso del creatore di gioielli campano Giovanni Scafuro che, dopo il successo alla scorsa edizione, aprirà a Milano un proprio spazio per le sue collane fatte recuperando frammenti di ceramiche antiche. Oppure Francesca, Giulia e Margherita Paglia che sono state invitate dalla fiera parigina “Ethical fashion show” a partecipare ai défilé al Carrousel du Louvre lo scorso 6-7 settembre. Una piccola gratificazione per le tre sorelle dal momento che di solito bisogna presentare alla giuria di selezione dell’evento un corposo dossier che racconti come i prodotti siano al livello della manifestazione.

Già perché a Parigi anche quella piccola nicchia della moda che si incontra con il consumo critico trova una sua dignità e un suo sostegno istituzionale con lo scopo di far crescere il business. «Quest’anno la nostra manifestazione ha avuto un forte appoggio dalla Provincia – continua Nenna – Non si può dire lo stesso purtroppo del Comune che forse, in questa fase, è fortemente concentrato sull’Expò». Con il risultato di fondo che Milano, anche nel piccolo segmento dell’eco-moda e artigianalità, rischia di restare un passo indietro. Un po’ più provinciale di quanto non lo sia Parigi dove persino un gigante come Lvmh, leader assoluto a livello mondiale nel lusso e sempre a caccia di nuovi talenti, sceglie di sponsorizzare l’Ethical fashion show. Una dimostrazione concreta del fatto che senza creatività anche il lusso non può esistere.