Il governo rivede al ribasso le previsioni sulla decrescita: quest’anno il Pil calerà del 2,4%, mentre per l’anno prossimo la riduzione sarà dello 0,2%. Lo comunica una nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza che rivede i dati della scorsa primavera, illustrato durante il Consiglio dei Ministri. Nonostante la stima sull’anno prossimo, il governo “conferma l’obiettivo del pareggio di bilancio in termini strutturali nel 2013, malgrado l’impatto di eventi naturali avversi – quali il terremoto che ha colpito l’Emilia Romagna nel 2012 – e la presenza di un rallentamento dell’economia più significativo di quanto previsto nel Def”, si legge nella nota che ha annunciato le nuove previsioni. Nelle precedenti stime del Def di aprile, il governo aveva previsto una decrescita dell’1,7 %per il 2012 e una crescita dello 0,5% per il 2013

Il premier Mario Monti, al termine del consiglio dei Ministri ha poi affermato che “il cardine della nostra politica di risanamento dei conti pubblici rimane invariato: cioè l’obiettivo del pareggio strutturale nel 2013, questa è per noi un’ancora della politica di bilancio. Certo è che se l’Italia non continuasse sulla strada intrapresa per risanare i conti  – spiega Monti – non solo i mercati darebbero segnali negativi, ma per l’Italia sarebbe più difficile continuare a esercitare un’influenza in Europa anche sul fronte di ottenere misure per la crescita. L’anno prossimo – continua il premier -sarà un anno in ripresa, con un andamento crescente nel 2013. La media del 2013 è dello 0,2 per cento inferiore a quella del 2012, questo gli economisti lo chiamano ‘effetto di trascinamento’.La luce della ripresa, per non riprendere immagini abusate, si vede”.

Per quanto riguarda il debito pubblico è prevista una riduzione dai 123,3 punti percentuali dell’anno in corso a 122,3% nel 2013, 119,3% nel 2014 e 116,1% nel 2015, al netto dei sostegni erogati o in corso di erogazione ai Paesi dell’area dell’Euro. Per far calare il debito il governo conferma il programma di dismissione del patrimonio dello Stato, sia degli immobili che delle partecipazioni pubbliche i cui proventi, si stima, ammontano a circa un punto percentuale di Pil all’anno. Sull’aumento dell’Iva stabilito dalle precedenti manovre, il presidente del Consiglio Monti è chiaro: “Non stiamo lavorando per l’aumento delle tasse o delle imposte, ma per ridurre la spesa pubblica attraverso ed evitare l’aumento due punti dell’Iva e continuiamo a farlo per scongiurarlo ‘sine die'”. Infine l’avanzo primario atteso è in progressivo aumento dal 2,9% del Pil stimato per l’anno in corso al 4,8% nel 2015. E’ quanto prevede il nuovo quadro macro-economico della Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza.