Epurazioni in casa del Partito democratico in vista delle primarie. Mentre Matteo Renzi dichiarava oggi che “gli amministratori locali tornano ad essere importanti”, a Piacenza, la città di Pier Luigi Bersani,  il segretario locale Vittorio Silva ha espulso i “renziani” dall’esecutivo.

Una decisione che ha sorpreso tutti, visto che l’esecutivo è l’organo principale del Pd, composto da 12 membri, che però ora sono stati ridotti. Con la scusa di “accantonare” alcuni esponenti politici impegnati come amministratori (l’assessore al Commercio di Piacenza Katia Tarasconi, il sindaco di Vernasca Gianluigi Molinari, Andrea Cunico e Alessandra Fanti rispettivamente di Ponte dell’Olio e Fiorenzuola) sono stati di fatto allontanati, in vista della definizione delle regole per le prossime primarie.

E’ bastata una telefonata, con la quale il segretario Silva gli ha motivato la decisione di non riconfermarli, adducendo a motivi legati al loro impegno a vario titolo nelle amministrazioni di centrosinistra o per la loro lunga militanza all’interno dell’esecutivo.

In realtà, al loro posto, non sono subentrate figure nuove ma riconfermate o scelte altre, comunque impegnate da tempo sia come amministratori o nel partito, come il capogruppo del Pd in Provincia Marco Bergonzi, oppure Annalia Reggiani, amministratore ma al quale è stata cambiata la delega, considerati però “bersaniani” di ferro.

Già in giornata i mal di pancia non hanno tardato a manifestarsi. Sembra infatti in corso una vera e propria resa dei conti, dopo che l’ex sindaco di Piacenza, Roberto Reggi è passato tra le “fila nemiche”, non solo sostenendo, ma diventando il responsabile della campagna elettorale di Matteo Renzi per le primarie del centrosinistra.

Reggi, in giornata, si è spinto anche oltre. “Perché non dovrebbe essere giusto che anche gli elettori del Pdl partecipino alle primarie? Più elettori partecipano e meglio è, non c’è niente di male”. Reggi è stato intervistato dai microfoni del programma di Radio24 La Zanzara ha cercato di chiarire la sua dichiarazione di qualche ora prima: “Il registro delle primarie è da comunisti”. Nel giorno in cui Bersani a Roma presenta il comitato di sostegno per la sua candidatura alle primarie del centrosinistra, sul fronte avverso si discute delle regole. Nel cuore del dibattito, la pratica di registrare gli elettori che decidono di votare alle primarie che, secondo lo staff del sindaco di Firenze, impedirebbe a tanti votanti di centrodestra di partecipare alla consultazione.

Così come sottolineato da Reggi: “Uno che ha votato centrodestra, ma non si sente di marchio di centrodestra e vuole votare per un programma che è liberale pur essendo di centrosinistra, perché non dovrebbe poterlo fare? Questo registro impedisce alle persone che non fanno parte di un partito di andare a votare per un programma che dovrebbe essere interesse di tutti sostenere. Mettere dei vincoli all’ingresso alle elezioni è qualcosa che forse facevano un tempo ma che non ha più senso fare, anche perché tutte quelle pagine tristi della nostra politica possono essere superate soltanto se riusciamo ad ottenere un rapporto diretto con i cittadini. Da noi c’è una mobilità di voto abbastanza grande: il 45% degli elettori una volta vota di qui e una volta di là. Se noi mettiamo un albo, una parte di questi li perdiamo senza che considerino nemmeno il programma”.

 Un punto delicato che andrebbe ad intaccare uno dei potenziali bacini elettorali da cui Matteo Renzi potrebbe attingere. E a sottolinearlo è lo stesso conduttore de La Zanzara, Giuseppe Cruciani che, ribadendo la sua intenzione di votare alle primarie per il sindaco di Firenze, si chiede se la pratica di registrare chi vota alle primarie non possa sembrare una costrizione a dire anticipatamente per chi si voterà.

“È di dubbia legittimità questa cosa – continua Reggi. – Le dirò di più, la motivazione ufficiale è limitare le scorribande di gruppi organizzati di opposizione che vengono a votare. In realtà si verifica l’opposto: queste scorribande si verificano ancora di più perché a loro non importa niente di comparire sul registro, mentre chi non viene a votare sono le brave persone interessate”. “Quindi senza i voti del Pdl non vincete le primarie?” Chiede senza tanti giri di parole Cruciani. “Noi le vinciamo lo stesso”, taglia corto Reggi. “Sto facendo il giro con Matteo Renzi sul camper e vedo l’entusiasmo che ci accompagna. Il problema è che gli elettori sono indecisi, il Pd ha un 23% di voti, vogliamo davvero governare con il 23%? Le primarie si vincono facendo un progetto che vale per tutto il paese, dovrebbe essere l’intenzione di tutti”.

Un registro degli elettori delle primarie toglierebbe la voglia ad un professionista di andare a votare, perché in un paese ad esempio, il voto a sinistra potrebbe fargli rischiare di perdere clienti. Sono le ragioni espresse da Reggi e dallo staff di Renzi che continua la caccia ai delusi del Pdl. E tra i potenziali elettori di centrodestra nel caso scomparisse il registro degli elettori, c’è anche Iva Zanicchi, che ospite a La Zanzara dice: “Perché no? Potrei andare a votare per Renzi. Non ci ho ancora pensato. Anche se devo dirlo, – continua in tono scherzoso, – sono arrabbiata con lui perché mi ha rubato il motto “Adesso”. Stavo per andare a registrarne uno identico: “Adesso Basta!”. Infine, dopo la Zanicchi, ospite di Cruciani anche Marcello Dell’Utri che ha dichiarato il suo entusiasmo per il sindaco di Firenze: “Lo voterei, è un anticonformista come Berlusconi”

di Gianmarco Aimi e Martina Castigliani