La ciliegina sulla torta di una campagna elettorale infiammata da veleni e querele si è materializzata in mattinata, sotto forma di avviso di garanzia con invito a comparire per l’intera giunta di Scafati (Salerno). Il pm della Procura di Nocera Inferiore Roberto Lenza accusa il sindaco Pdl Pasquale Aliberti, i suoi assessori e il segretario generale Immacolata Di Saia di falso ideologico perché avrebbero simulato a verbale la presenza di assessori assenti per strappare il numero legale in quindici sedute di giunta tra il dicembre 2010 e il settembre 2011. Gli interrogatori saranno fissati tra lunedì e martedì, con gli inquirenti che non hanno scoperto le loro carte e nell’invito a comparire si limitano a due righe di contestazione, senza circostanziare i dettagli del presunto reato.

Aliberti, agli sgoccioli del suo primo mandato e intenzionato a ricandidarsi nella prossima primavera, si è affrettato a diramare un comunicato per dire che le delibere sotto esame della magistratura “non hanno mai favorito gli interessi personali di alcuno, né degli assessori, né del segretario, né del sindaco, ma solo gli interessi dell’intera città”, che le firme degli assessori sono autentiche e che partecipare alla giunta non determina “alcun guadagno aggiuntivo” all’indennità di carica. Purtroppo per il sindaco, che insieme alla moglie consigliera regionale Monica Paolino incarna la più potente ‘family’ azzurra del salernitano, la mossa della Procura non poteva capitare in un momento peggiore. Da settimane l’amministrazione comunale di Scafati è una nave in burrasca, nella tempesta di una polemica senza fine. Deflagrata su due temi distinti, ma legati da un filo sottile: il rischio che gli interessi dei clan casalesi siano riusciti a fare breccia nel Palazzo; e il ruolo di Nicola Cosentino, l’ex coordinatore regionale del Pdl sotto processo per collusioni con la camorra, quale deus ex machina di alcune scelte di Aliberti. L’avvicinarsi del voto sta inasprendo la tensione. Si rivangano inchieste in corso su presunti concorsi truccati. Pd, Sel e Idv attaccano a suon di conferenze stampa e interrogazioni parlamentari. Aliberti reagisce annunciando citazioni milionarie per risarcimento danni all’immagine.

I fatti oggetto dello scontro sono sostanzialmente due. Il primo: l’affidamento dell’appalto da 800.000 euro per lo smaltimento della frazione umida della spazzatura alla Overline srl, impresa con sede a Casapesenna che la Dda di Napoli ha inserito in una ‘black list’ sin dal gennaio 2011 perché collegata al superboss (all’epoca latitante) di Casapesenna Michele Zagaria. La Prefettura ha emesso una interdittiva antimafia nei confronti della società di fatto guidata da Antonio Fontana. L’imprenditore da qualche tempo fa il giro delle redazioni locali per raccontare la sua verità, e si intrufola alle conferenze stampa convocate dall’opposizione che lo riguardano. Si difende, come è ovvio. Ma l’appalto gli è stato revocato. Il secondo: la nomina di Immacolata Di Saia, già segretario generale a Casapesenna, con identica funzione nel Comune di Scafati. Nell’ordinanza di arresto dell’ex sindaco di Casapesenna Fortunato Zagaria, inquisito con l’accusa di essere stato al servizio di Michele Zagaria (i due non sono parenti), il Gip di Napoli Maria Vittoria Foschini afferma che la possibile sostituzione della Di Saia a Casapesenna è uno dei motivi che ha provocato la sfiducia al precedente sindaco, Giovanni Zara.

E’ questo l’humus dal quale il centrosinistra ha fatto partire un affondo contro Nicola Cosentino. Il primo a lanciare il sasso a luglio è stato Michele Grimaldi, ex segretario regionale dei Giovani Democratici che ambisce a candidarsi sindaco per il movimento ‘Primavera Non Bussa’ e spera che il Pd, che al momento lo osteggia, gli dia il via libera. Ha posto pubblicamente sette domande ad Aliberti. Una riguardava proprio la Di Saia: “E’ vero che è stata suggerita da Cosentino”? L’argomento è stato rilanciato in una recente conferenza a Scafati, alla presenza dei vertici regionali Pd e Sel, incentrata sul ‘sistema Cosentino’. Il deputato di Casal di Principe e la sua corte sarebbero ancora capaci – secondo il deputato Pd Guglielmo Vaccaro e il leader regionale di Sel Arturo Scotto – di esercitare “un potere su sindaci, colletti bianchi e aziende comunali”. Che si concretizzerebbe anche in nomine come quella della Di Saia. Segretario comunale a Scafati, ma attualmente anche presidente sia dell’organismo indipendente di valutazione sia del controllo di gestione a Castellammare di Stabia. Dove è già stata segretario comunale. Sempre con il sindaco Pdl Luigi Bobbio.

Intrecci sui quali il senatore Idv Aniello Di Nardo ha presentato un’interrogazione che riporta ampi stralci dell’ordinanza: “Il 10 febbraio 2009 la Di Saia, ex segretario a Casapesenna in seguito alla nomina a Scafati, si precipita nel municipio di Casapesenna in orario di chiusura”. Si era appena dimesso Zara. Che ai magistrati ha dichiarato: “Non potendo la presenza della Di Saia essere giustificata per motivi di servizio, in quanto aveva cessato le sue funzioni”, la donna era andata “per mettere le carte a posto in vista dell’imminente arrivo dei commissari nominati dalla prefettura”. 

Ora questa raffica di avvisi di garanzia rinfocola il conflitto. Il segretario campano del Pd Enzo Amendola e il Sel Arturo Scotto invitano Aliberti a gettare la spugna: “Pochi giorni fa ci ha sfidato sulla legalità e la trasparenza, minaccia a destra e a manca, ironizza sulla fondatezza delle nostre denunce, chiede un milione di euro di risarcimento per aver danneggiato l’immagine della sua città e – all’improvviso – si becca un avviso di garanzia insieme alla giunta e all’ “integerrima” segretaria comunale Immacolata Di Saia. Quasi – proseguono – ci viene voglia di partecipare al consiglio comunale di Scafati del 21 settembre al quale siamo stati cortesemente invitati dal sindaco e dalla giunta. Proponiamo, tuttavia, una leggera riformulazione dell’ordine del giorno: dimissioni del sindaco e la destra a casa”.