Un anno fa aveva lasciato tutti increduli col suo addio ai concerti.L’età suggerisce prima o poi di smettere”,disse e fu di parola. E in effetti, dopo l’ultimo concerto a Bologna  alla fine del 2011 in giro lo si vede solo a parlar di libri. Ieri sera l’ennesimo passo verso l’addio alla musica. Lo fa dalla cittadina dove era nata sua madre. “So che il prossimo probabilmente sarà il mio ultimo disco”. Francesco Guccini, arrivato a Carpi, al festival della filosofia, per parlare del suo libro Dizionario delle cose perdute, non smentisce la sua volontà, più volte ribadita, di dedicarsi in futuro solo alla scrittura di libri, e perché no, ogni tanto, ancora di canzoni. “Vanno tutti in pensione, vuoi che non ci vada anch’io?”.

La sua ultima raccolta di brani inediti è pronta e sarà in uscita a Natale dopo un’attesa di otto anni da Ritratti, pubblicato nel 2004. Il cantautore di Pavana comincia anche a tracciare lo spirito del nuovo album. E ci scherza su: “Il disco sarà venduto con un gadget, un cornetto rosso, perché porta una sfiga bestiale”. Poi spiega: “Non ho mai scritto canzoni allegre, ma questa volta ce l’ho messa tutta”. Le canzoni saranno otto, forse nove, e anche qui il cantautore di rivela in controluce come ormai, nel mondo discografico, si senta a disagio.E scherza sulla crisi economica del settore musicale: “Vediamo se riusciamo a farne nove, in tempi di crisi. Ho chiesto ai massimi dirigenti della casa discografica se, dopo il pasto, posso prendere il caffè e l’ammazza-caffè, oppure lo devo pagare io”, scherza Guccini.

Sui titoli delle canzoni del disco (di cui farà stampare un certo numero di vinili) il maestro non si sbilancia. Da tempo si sa che saranno nella lista due brani già suonati in concerto. Una dovrebbe essere Il testamento di un pagliaccio, l’altra Su in collina, una canzone che parla di Resistenza e partigiani. Una terza mai suonata dovrebbe essere invece Canzone di Notte n. 4, dedicata alla sua Pavana.

Il cantautore non parla della scomparsa del poeta Roberto Roversi, però si gode un passaggio letto dall’intervistatore Brunetto Salvarani, ideatore del festival di ciò che lo stesso Roversi scrisse di lui: “Guccini esprime dei concetti ma dentro le cose; e non il contrario, come capita ad altri. Così ha subito acquisito una semplicità tutta tesa che gli permette di esaminare se stesso e la propria vita, nonché il mondo, mentre racconta le sue canzoni”. Ma il cantautore non commenta, forse anche per pudore per il poeta appena scomparso. Ringrazia ancora per quelle parole, limitandosi a dire che “sì è vero, mi piace raccontare”.

Poi, davanti a migliaia di persone venute a Carpi per vederlo nell’enorme spianata rinascimentale di Piazza martiri, Guccini racconta la Carpi che lui conobbe da bambino, quando finita la guerra nel giugno 1945 giunse dalla montagna nella cittadina accompagnato dai soldati brasiliani. “Compravano il pane e andavano a fare la spesa tutti i giorni, mentre io ero abituato alle provviste. E poi qui c’è la civiltà del burro, a Pavana dell’olio d’oliva”.

Eppure è proprio da Carpi e poi dalla Piccola città natale, Modena, che l’autore della Locomotiva muoverà i primi passi per diventare uno dei principali protagonisti della scena musicale italiana. Per questo legame profondo, di sangue, dopo il terremoto che ha colpito anche i cittadini carpigiani e le loro opere d’arte, Guccini si è messo all’opera per raccogliere fondi per la ricostruzione. Prima la partecipazione al concertone del Dall’Ara di Bologna, con la sua esibizione assieme a Caterina Caselli. Ora l’annuncio di un prossimo racconto che comparirà in una raccolta di Mondadori, i cui incassi saranno destinati alle vittime del sisma. Poi il tempo di firmare un solo autografo e Guccini va via. Politica? Di poche parole. “Andrò a votare e non Berlusconi. Vediamo come va a finire dall’altra parte“.

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