L’appuntamento con il nuovo corso del governo francese sulle carceri è per il prossimo 18 settembre. Come annunciato il 1 settembre scorso dal ministro della Giustizia transalpino, Christiane Toubira, verrà indetta una conference de consensus, una sorta di assemblea generale aperta alla società civile, per elaborare una prospettiva differente al mondo del carcere rispetto a quella del precedente governo Sarkozy.

L’ex presidente francese nel 2007 aveva caratterizzato la sua campagna elettorale con la ‘tolleranza zero’, in continuità con il suo mandato da ministro degli Interni. La presidenza Sarkozy, oltre che a un generico inasprimento delle pene, puntava molto sull’edilizia carceraria. Era già pronto, per quanto mai realizzato, un piano per portare la capienza dei penitenziari francesi a 80mila posti, invece dei 55mila posti attuali. Questo sia per far fronte a leggi sempre più dure, anche per reati minori, sia per il sovraffollamento carcerario che in Francia (come in Italia) è un problema enorme.

Ad oggi risultano infatti almeno 65mila i detenuti in Francia e le condizioni di alcuni penitenziari sono pessime. Lo denunciava già nel 2007 il Comitato Europeo per la Prevenzione della Tortura, che in un rapporto definiva “disumano e degradante” il trattamento riservato ai detenuti nei penitenziari francesi. Esattamente quello che denunciava Daniele Franceschi, nel 2010, nelle disperate lettere alla madre. Carpentiere viareggino 31enne, Franceschi era detenuto nel carcere di Grasse, con l’accusa di falsificazione di una carta di credito. Dopo cinque mesi di carcere, è morto nel penitenziario per un attacco cardiaco, almeno secondo la versione ufficiale, che è ancora al centro di polemiche.

Anche quest’anno la situazione non è affatto migliorata. Un’inchiesta del giornale on line RU89, a febbraio scorso, ha denunciato la pratica delle perquisizioni corporali dei detenuti, vietate in Francia dal 2009 perché ritenute “degradanti, umilianti e lesive della dignità umana”. Dal 2011, l’Osservatorio Internazionale delle Prigioni in Francia – Oip, ha lanciato una campagna per sostenere i ricorsi individuali contro le prigioni francesi e, nella maggior parte dei casi, ha vinto in tribunale.

L’Oip ha chiesto anche una revisione dei regolamenti interni e il 22 febbraio scorso l’Autorità garante dei prigionieri in Francia ha diffuso un rapporto che mette in luce come le perquisizioni sui detenuti nudi, anche se illegali, continuino alla luce dell’interpretazione di una circolare dello scorso aprile. I detenuti sono costretti a questa pratica ogni volta che vengono a contatto con il mondo esterno. Per questo sono state condannate le direzioni dei carceri di Rennes, Oermingen e Poitiers-Vivonne.

Una situazione esplosiva, insomma, che l’esecutivo Hollande ha deciso di affrontare, ma invertendo completamente l’approccio dei suoi predecessori. Pene alternative al carcere, prima di tutto, ma anche e soprattutto un lavoro accurato sulla recidiva e sugli antidoti a questo problema. Passando per un’apertura al confronto con la società civile che non ha precedenti. Tutte le realtà che si occupano dell’universo carcere, laiche e confessionali, politiche e civili, potranno dire la loro nell’incontro del 18 settembre prossimo. Per elaborare una vera strategia nazionale che non risponda solo con nuovi penitenziari ai problemi di una società.