Sembrava un post su Facebook come tanti altri. “Avete un po’ di tempo da dedicarci? :-)“. Firmato: biblioteca Salaborsa. Da lì in meno di 24 ore è partito un dibattito con decine di commenti, per lo più di lettori infuriati. Pietra dello scandalo è la ricerca di volontari da parte dell’associazione BiblioBologna, gruppo che ha deciso di supportare col proprio lavoro le biblioteche comunali bolognesi. “Tante sono le persone che frequentano la biblioteca ogni giorno e vedono quanto lavoro c’è dietro – spiega l’annuncio dell’associazione – Tante sono anche le persone che, intuendo quanto lavoro tutto questo richieda, ci chiedono continuamente come poter aiutare”.

Immediata la reazione sdegnata degli internauti. “Ma vi rendete conto che quello che chiamate volontariato si chiama lavoro gratuito”, scrive Michele. Continua Daniela: “I volontari tolgono il lavoro ai bibliotecari! In alcune biblioteche universitarie i volontari, ma anche gli studenti part time, vengono impiegati nei servizi al pubblico”. Rincara la dose Gilda: “Purtroppo, spiace dirlo, ma mi pare che questa visione della cultura come un’attività volontaria, come se non si trattasse di un vero lavoro, sia la stessa che affama centinaia di migliaia di precarie e precari della conoscenza”.

Inutile la difesa di Salaborsa, che su facebook spiega come le attività dell’associazione non siano pensate per sostituire il lavoro del personale ordinario, ma siano solo di supporto e arricchimento. Tutto inutile, la polemica approda su twitter spinta dal collettivo Bartleby che lancia un hashtag ad hoc, #iogratisnonlavoro, e viene subito rilanciata a livello prima locale poi nazionale da blog, radio e semplici internauti. “Sono già in fila – ironizza Paolo – Poi mi metto anche in fila per lavorare gratis in Feltrinelli, in Cineteca, in università e in Comune. Quando ho finito spero di fare uno stage gratuito in qualche casa editrice”.

Si scoperchia insomma quel vaso di Pandora fatto di volontariato (ma a volte si tratta semplicemente di lavoro non pagato) e aspirazione ad una professione retribuita da parte di molti laureati che si ritrovano invece schiacciati da tagli e crisi economica. A Bologna sono numerosi i festival che si reggono sul lavoro non retribuito di volontari, spesso pronti a dare la propria disponibilità nel tentativo di acquisire competenze da spendere su un mercato del lavoro sempre più asfittico. Due esempi su tutti: Cinema ritrovato e Biografilm festival. 

A pesare sul dibattito c’è anche la travagliata storia di Salaborsa, gioiello cittadino nato con grandi orizzonti e poi finito per esigenze di bilancio a restare chiuso il lunedì (oltre che alla domenica). Salaborsa, e più volte lavoratori e sindacati lo hanno denunciato, da tempo accusa tagli al budget che negli anni si sono fatti sempre più forti. “Se abbiamo paura di questi volontari? Certo che sì”, risponde Enrico, assunto a progetto in una delle tante biblioteche cittadine. “I volontari ci sono sempre stati nel sistema bibliotecario bolognese, sopratutto per servizi di guardiania. Adesso però mi pare che ci sia stato un salto di qualità. La tendenza è quella della sostituzione lenta e graduale dei lavoratori con personale non pagato”. A confermare la sua idea ci pensa una lavoratrice di Salaborsa: “In certi momenti i volontari fanno quello che un tempo facevamo noi, e che ora a causa dei tagli all’organico non possiamo più fare. Quando Salaborsa aprì eravamo in 40, ora siamo in 25. Questo ha portato ad una serie di conseguenze: ad esempio la pulizia dei dvd e dei cd e la sistemazione di libri scollati la stanno già portando avanti gli studenti universitari delle 150 ore e quelli del servizio civile”.

A tentare di arginare la polemica è invece l’assessore alla cultura del Comune di Bologna Alberto Ronchi. “Stiamo parlando di nulla. E’ una polemica pretestuosa, quasi una chimera novecentesca che non tiene conto del mondo reale. Il Comune di Bologna non può più assumere nessuno, ben vengano i volontari che tra le altre cose ci sono in tutta Europa. Detto per inciso – conclude Ronchi- nessun lavoratore sarà sostituito. Bisogna essere meno diffidenti, non si può sempre vedere un attacco preventivo o una privatizzazione strisciante. In assessorato stiamo tutti lavorando per garantire ed espandere i servizi”.