«Il sesso è un diritto». Spesso è così che si chiosa quando si parla delle difficoltà che le persone disabili incontrano nel vivere la propria sessualità. Sinceramente io non penso che il sesso sia un diritto. Credo che «la libertà di scelta» sia un diritto. Ma l’amore si può scegliere? Diciamo di sì. Non è certo però che l’amore decida di scegliere noi. Nell’amore si decide in due e questo non concede la totale libertà di scelta. Vale per tutti, disabili e non disabili.

Tralasciamo per ora le difficoltà nell’incontrare una persona che ci possa amare se abbiamo una condizione di disabilità, rispetto a chi è “normodotato”.

Parliamo della sessualità. In questo ambito esistono differenti possibilità di scelta tra disabili e non disabili? Penso di sì. Qualcuno potrà obbiettare che anche chi non è disabile può avere difficoltà nel vivere pienamente la propria sessualità. È vero. Procediamo però per gradi: il primo avvicinamento alla sfera sessuale in genere è l’autoerotismo. Tempo fa mi scrisse un ragazzo di 22 anni, raccontandomi che non solo non aveva mai avuto rapporti sessuali ma che non poteva neanche masturbarsi. Il motivo? L’impossibilità di usare le mani e, soprattutto, la totale mancanza di privacy. Non essere autosufficienti significa anche non potersi chiudere in camera o in bagno da soli e subire sempre una presenza invasiva, in questo caso la madre. Questo vale anche per una donna disabile, ovviamente.

La sessualità non è solo un bisogno fisiologico e anche se così fosse, decidere di soddisfarlo o meno, dovrebbe comunque dipendere da ognuno di noi. Si può rinunciare ai piaceri del sesso ma deve rimanere una propria scelta.

Ci sono madri che masturbano i propri figli e li portano a prostitute. Pensate che siano situazioni rare e frutto di devianze? No, non è così. È solo l’amore di madri disperate nel vedere i propri figli altrettanto disperati. Non è perché non se ne parla che le cose non accadono. Le cose accadono lo stesso e accadono nei silenzi delle famiglie con figli e figlie disabili. Accadono al riparo dalle ipocrisie della gente, convinta che i disabili non sentano gli impulsi sessuali e che non abbiano voglie e fantasie.

Se non puoi camminare esistono carrozzine manuali o elettriche per spostarsi. Se non puoi usare le mani ci sono i comandi vocali per il computer. Se vuoi guidare ci sono vari accorgimenti che te lo permettono. La tecnologia ha supplito molto alle incapacità fisiche di persone con disabilità. Non può però far nulla per altre necessità o, almeno, non tutto. In alcune nazioni (Danimarca, Svizzera, Olanda, Germania, America e, prossimamente, forse, in Francia e Spagna) è nata la figura dell’assistente sessuale. Un operatore o operatrice che aiuta i disabili impossibilitati a vivere la sessualità.

Il pensiero di molti corre subito alla prostituzione. E’ un pensiero limitato per chi ha un’idea limitata della sessualità. La sessualità non è solo l’atto in sé o il semplice piacere fisico. E’ anche conoscenza di sé e della propria intimità. Un percorso lento e delicato, un complesso processo di crescita emotiva che va affrontato con persone preparate, sia psicologicamente che nel saper trattare fisicamente le diverse disabilità.

Prima di dare la vostra opinione su questa figura, chiudete gli occhi un istante e immaginatevi a 40-50-60 anni senza aver mai provato nessun piacere derivato dalla sessualità e che tutto questo non sia avvenuto per vostra scelta.

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