Ci siamo!”, “Ci sono”. Alle 17, quando si aprono i cancelli, sono già tante le persone che attendono di entrare nel Parco della Versiliana per partecipare alla festa de Il Fatto Quotidiano.

“Arrivo da Venezia in bicicletta, mi sono messo in ferie per venire qui, lo considero un pellegrinaggio laico” dice Daniele Lazzaretti. “Io, invece, vengo da Cuneo”, “io da Imperia”, “io sono venuto in camper ma non sono renziano” dice ridendo Matteo che tiene la sua bimba di 5 anni per mano. La motivazione è sempre la stessa: “Siete gli unici a raccontare i fatti… gli unici che ci danno la speranza che si può continuare a sperare. Voi siete liberi, difendete la Costituzione”. Un’intera famiglia arriva dalla rigogliosa valle dell’Aso in provincia di Fermo.

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Ed è bello, in questo pezzo meraviglioso di terra toscana, ascoltare le voci di un paese che non si rassegna, che vuole sapere, partecipare, diventare protagonista della speranza che si fa cambiamento. E sono tanti anche quelli che chiedono di poter firmare l’appello a sostegno dei pm palermitani titolari dell’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia e il traguardo delle 150mila firme appare a portata di mano.

Duemila persone, tante le donne, applaudono l’intervento del sindaco di Pietrasanta, Domenico Lombardi del Pd, con una storia che parte dal Pci: “Mi hanno chiesto come mai ospitiamo la festa del Fatto, un giornale che non fa sconti al mio partito, bene la ragione è semplice: questa città vive del confronto di idee e in questi tre giorni saranno tante le opinioni e i punti di vista sui quali riflettere. E solo dal confronto potrà rinascere la buona politica: proposte, partecipazione e attuazione”.

Seguono le vignette di Natangelo, proiettate sul video che termina sulle note dell’Internazionale, poi il saluto all’ingresso di Don Gallo che si siede al centro; alla sua sinistra Vauro Senesi, alla sua destra Oliviero Toscani. Il via al dibattito “Sacro e il Profano” lo dà Don Gallo con una battuta al fulmicotone che strappa applausi e risate: “Ecco a voi Gesù e i due ladroni”. Segue : “Con tutte le drammatiche questioni aperte, Ilva, Alcoa, questo governo è andato al meeting di Comunione e lottizzazione” . Vauro racconta l’amicizia intensa che lo lega a Don Gallo e di sé dice: “Sono così ateo da avere una fede”. Oliviero Toscani, con la sua innata irriverenza, provoca il sacerdote genovese, una vita per i poveri : “Perché fai il prete?” – come dire che ci stai a fare in una Chiesa che critichi fortemente – e lui senza alcuna ipocrisia e timore reverenziale risponde: “Qualcun altro deve andare via dalla Chiesa”.

In platea dove è già calato il buio della sera brillano sotto le luci artificiali le facce pulite di una realtà normale. Inizia il dibattito “Sopravviverà l’Italia nel 2012? Dall’intervento di Antonello Caporale, che dal 16 settembre sarà la nuova firma del Fatto Quotidiano, si comprende bene la ragione che lo ha spinto a lasciare Repubblica e a iniziare una nuova avventura alla ricerca di quella passione, forse, sopita: “Nella crisi economica c’è un restringimento della democrazia , i giornali dovrebbero allargare, rompere il muro del pensiero unico da cui deriva una vita di paure. Qual è il nostro compito? Dare propulsione a una organizzazione del pensiero senza esercitare il monopolio della certezza. Questo giornale ha una forza propulsiva ed espansiva. Mentre gli altri giornali contano le perdite, Il Fatto Quotidiano può anche perdere copie, ma possiede la forza di andare avanti, di osare, di disarticolare il fronte del pensiero unico”.

Oliviero Beha spiega che “di fronte alla più grande crisi dopo quella del ‘29 il solo che parla dalla platea è Grillo, gli altri stanno già su”. Norma Rangeri spiega che se “dopo Monti avremo ancora Monti sopravviveremo, appunto, che è molto diverso dal vivere”. Poi tocca a Vittorio Feltri che ci annuncia che non ha importanza se Berlusconi si candiderà o no, perché “il centrodestra perderà lo stesso e sono dell’idea che debba venire giù tutto questo sistema marcio”. Le conclusioni toccano al direttore, Antonio Padellaro: “La vecchia politica è morta, ma cammina. Quindi sopravviverà”. E sulla nostra battaglia sulla trattativa Stato-mafia spiega: “È un problema di trasparenza di chi comanda, la dobbiamo esigere”.

da Il Fatto Quotidiano dell’8 settembre 2012