Era stato lui nel 2008 a sottoporre il documento redatto da Gianroberto Casaleggio sui rimborsi elettorali del Movimento 5 Stelle. Che, se fossero stati percepiti in caso di raggiungimento del quorum per la raccolta referendaria, sarebbero andati direttamente a Grillo. Anche se la raccolta era stata autofinanziata dagli stessi militanti. Nel 2008 infatti i 5 Stelle stavano raccogliendo le firme per tre quesiti: chiedevano l’abolizione del finanziamento pubblico ai giornali, dell’ordine dei giornalisti e della legge Gasparri. A portare il documento al comitato promotore che si occupava  dell’organizzazione del secondo VDay e della raccolta firme è stato Marco Canestrari, all’epoca dipendente della Casaleggio Associati. Canestrari ha lavorato per la società di comunicazione del cofondatore del movimento dal 2007 al 2010. Poi si è licenziato e, da libero professionista, ha collaborato con loro fino a ottobre scorso oltre a curare la parte tecnica del sito di Sonia Alfano e quella del fattoquotidiano.it.

“Quando abbiamo depositato i quesiti referendari in Cassazione, ho accompagnato Beppe Grillo ed ero tra i promotori”, spiega Canestrari che ha portato di persona il documento redatto dalla Casaleggio sui rimborsi elettorali al comitato a Roma. “Il 4 aprile 2008 ci siamo trovati all’Hotel Ripetta a Roma. Quel giorno Grillo era in tribunale insieme a Serenetta Monti (candidata sindaco per il movimento alle amministrative nel 2008 e poi uscita dai 5 Stelle) per contestare una lista civetta che utilizzava lo stesso simbolo”. Attraverso la Monti, Canestrari aveva dato appuntamento agli altri membri del comitato promotore per la firma del documento. “Ho fatto solo da tramite. Quando ci siamo trovati ho fatto loro leggere il contenuto. Alcuni avevano deciso di firmare e altri no. Ma perché fosse effettivo era necessaria l’unanimità”. 

Il testo prevedeva che i promotori attribuissero “formalmente ed irrevocabilmente al signor Giuseppe Grillo, in via esclusiva, ogni diritto al percepimento dei rimborsi di cui alla legge n. 157 del 3 giugno 1999, e ad usufruire di ogni altra agevolazione, prerogativa e facoltà previste per o conseguenti al compimento delle attività referendarie, rinunciando fin d’ora, a beneficio del signor Giuseppe Grillo o di persona che questi potrà indicare, ad ogni diritto in tal senso”. Una richiesta che aveva spaccato il comitato. Uno dei promotori contrari chiama la Monti che arriva in albergo insieme al comico genovese. “Non sapevo se Grillo fosse al corrente del documento – puntualizza Canestrari- . Sembrava piuttosto scocciato dalla richiesta ed era d’accordo con chi era contrario al documento”. Per il comitato è stato “un episodio importante”. Alcuni di loro sono rimasti nel Movimento, altri se ne sono andati. Nella pagine dei meetup, già nel 2008, i simpatizzanti chiedevano conto a Casaleggio delle ragioni di quel documento. Ma la risposta, almeno quella ufficiale, non è mai arrivata.