La decisione del Cardinal Martini, colpito dal morbo di Parkinson, di rifiutare nutrizione e idratazione artificiale ha suscitato – oltre all’autentico cordoglio per la scomparsa di un religioso coltissimo, aperto al mondo e alla modernità – un coro pressoché unanime di apprezzamenti. Il Cardinale aveva scritto in “Credere e conoscere” (Einaudi): “Le nuove tecnologie che permettono interventi sempre più efficaci sul corpo umano richiedono un supplemento di saggezza per non prolungare i trattamenti quando ormai non giovano più alla persona”.

In rete molti hanno messo in relazione questi due aspetti e ricordato, ovviamente, il caso di Eluana Englaro, oggetto di una vergognosa battaglia ideologica sul suo corpo: “Gli si concede quello che non è accettabile per tutti gli altri?”, “grande rispetto per il Cardinal Martini che rifiuta accanimento terapeutico. E il pensiero va a Eluana, per la quale fu obbligatorio”. A Milano in questi giorni l’argomento è attuale anche perché il sindaco Pisapia, dopo aver incassato a fine luglio il sì del Consiglio comunale sulla creazione di un registro per le coppie di fatto, ha deciso di mantenere un’altra delle promesse elettorali, il testamento biologico. L’assessore alle Politiche sociali Pierfrancesco Majorino ha preparato una Carta dei diritti del malato, che all’articolo 13 recita: “Ogni individuo ha il diritto di esprimere le proprie volontà rispetto al rifiuto dell’accanimento terapeutico e del prolungamento forzato della vita in condizioni di coma irreversibile o di disagio estremo”.

Siamo uno Stato laico, giusto? L’eutanasia non c’entra, si tratta di dare la possibilità a ciascuno di disporre di sé per un eventuale momento in cui non si è più in grado di farlo. Nessuno obbliga nessuno: semplicemente ciascuno dispone per sé secondo coscienza, se qualcuno desidera le cure può esprimere la propria volontà in tal senso. Beppino Englaro, papà di Eluana, intervistato da Repubblica ha ricordato che la sentenza della Cassazione sul caso della figlia ha stabilito alcuni principi sul rifiuto delle cure a oltranza. “La convenzione di Oviedo, che è sopranazionale, ha articoli chiarissimi. Offre la protezione ai malati e sostiene che, se ci sono persone incapaci a dare il consenso all’operazione, questa non può essere effettuata senza aver ascoltato un rappresentante di chi non può parlare”. La proposta di Pisapia, come già quella sulle coppie di fatto, non va giù all’ala cattolica della giunta e del consiglio comunale. Andrea Fanzago (consigliere Pd): “Non vale la pena fare la gara a chi arriva per primo, ma serve piuttosto un confronto aperto anche all’interno del Pd. Colmare una carenza legislativa del Parlamento con una delibera del Consiglio comunale mi sembra una forzatura”.

A parte il fatto che iniziative simili a quella milanese sul registro del testamento biologico esistono in molte città, non si capisce bene perché di fronte a un legislatore nazionale inerte e insensibile, i sindaci dovrebbero legarsi le mani: sono stati scelti dai cittadini in base a un programma, si suppone per dare soluzioni. Quanto al Pd che si perde in un bicchiere d’acqua sui matrimoni gay, vista l’urgenza del momento generale, potrebbe preferire scelte politiche coerenti con un partito progressista, invece che contare sul bilancino i voti dei cattolici, aprendo l’ennesimo tavolo di confronto interno. Oltre gli angusti confini dell’Italietta, il mondo fuori ha fatto scelte chiare sui diritti.

Il Fatto Quotidiano, 2 settembre 2012