Non sono passati neppure due mesi dalla bocciatura europea della legge anti-pirateria e già si affaccia un nuovo progetto volto a ordinare e regolamentare, direbbero i sostenitori, o volto imbavagliare e invadere la privacy dei cybernauti, direbbero i detrattori.

Il nuovo regolamento internazionale prende il nome di Treaty on the Protection of Broadcasting Organizations (Tpbo), in italiano Trattato sulla protezione degli organismi di radiodiffusione, ed è allo studio dell’Organizzazione mondiale per la proprietà intellettuale. Se ne saprebbe poco o niente se non fosse per la denuncia che arriva dall’Electronic Frontier Foundation, un’ong con sede a Washington impegnata in campagne in favore della libertà della rete.

Il Tpbo è in preparazione e dovrebbe essere presentato entro il 2014. Se venisse approvato dai governi – si legge in un comunicato comparso sul sito web dell’associazione americana – darà agli editori e operatori della comunicazione (radio, tv e Internet) 50 anni incondizionati di diritti d’autore rispetto a tutti contenuti mostrati sui loro canali. Questo è proprio il punto più controverso.

Da quanto emerge, il nuovo trattato sarebbe ben più cogente dei precedenti, perché non verrebbero tutelati solo video, file, film o programmi radio e tv già protetti da diritto di proprietà intellettuale, ma anche tutti i contenuti trasmessi da un’emittente o mostrati su un sito. In questo senso, si rischia presumibilmente di estendere il concetto di pirateria che la legge vorrebbe combattere, perché chiunque infrangerebbe il diritto d’autore solo condividendo un contenuto. Ragion per cui l’Electronic Frontier Foundation parla di una legge che incrementa il “racket” degli organismi di radiodiffusione, e pur dicendosi a favore di una regolamentazione della pirateria sul web, invita a combattere contro questo provvedimento liberticida.

La speranza di fornire una legge anti-pirateria non punitiva per gli utenti è anche il motivo che ha condotto ha motivato il Parlamento europeo a respingere il trattato anti-contraffazione, più noto con l’acronimo di Acta. La legge anti-contraffazione è stata bocciata prima in commissione il 22 giugno e poi definitivamente in aula il 4 luglio scorso. È stata oltretutto la prima volta in molti anni che il parlamento europeo ha respinto un accordo internazionale di questo tipo e proprio lo stop europeo deve presumibilmente aver provocato lo studio del nuovo progetto legislativo da parte dell’Organizzazione mondiale per la proprietà intellettuale.

A ben vedere l’Acta non è sparito del tutto, in quanto trattato internazionale stipulato da 22 Paesi dell’Unione su 27 ma anche da Giappone, Canada, Corea e Australia. Parallelamente, negli Stati Uniti ci si divide su un provvedimento anti-pirateria denominato Sopa. Uno dei maggiori oppositori della ratifica dell’Acta, l’europarlamentare scozzese David Martin aveva argomentato come le sanzioni previste per l’infrazione del copyright fossero sproporzionate. “Se si deve scegliere tra la proprietà intellettuale e le libertà civili”, aveva aggiunto “sono felice di scegliere le seconde”. Contro Sopa e Acta, prima della bocciatura dell’Europa, era sceso in campo Anonymous, la rete di hacktivist famosa per i suoi atti in favore della libertà del web e la difesa della privacy. Con un’iniziativa denominata Black March, messa in atto nel marzo del 2012, Anonymous invitava a boicottare per un mese tutti i prodotti coperti da copyright, dai file legali in rete a libri e film. Qualcosa in cantiere contro Tbpo?

Il Fatto Quotidiano, 1 Settembre 2012

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