Il Cagliari nel pallone. La Lega calcio impone ai rossoblù di giocare a Trieste e la squadra minaccia lo sciopero. Mentre il presidente Cellino sospende la campagna abbonamenti, spiazzando i tifosi sardi, sempre più smarriti e increduli. Lo stadio Is Arenas, nel comune di Quartu Sant’Elena, doveva essere la nuova casa dei rossoblù, ma la Prefettura non ha ricevuto la documentazione necessaria e restano tutti i dubbi sulla conformità dell’impianto al “decreto Pisanu” sulla sicurezza negli stadi. Così nessuno, a pochi giorni dalla prima gara interna di campionato contro l’Atalanta, è in grado di dire dove giocherà il Cagliari: se al Sant’Elia, a Trieste o a Quartu, magari a porte chiuse. Una farsa pallonara che arriva al culmine di una lunga sequenza di scontri istituzionali, protagonista una società della massima serie che da anni cerca disperatamente un campo di gioco.

Grazie a Cellino il Cagliari ha frequentato a lungo la Serie A e il suo fiuto si è rivelato vincente su tanti calciatori. Ma sullo stadio ormai cambia idea allo stesso ritmo con cui cambia gli allenatori. Da anni il numero uno rossoblù coltiva il sogno di avere un impianto tutto suo. Non gli riesce (burocrazia e costi) la demolizione e la ricostruzione del Sant’Elia e decide di acquistare terreni nel comune di Elmas, per realizzare uno stadio accanto all’aeroporto. Incontrando però, da subito, l’ostilità dell’Enac (l’ente dell’aviazione civile).

Gennaio 2012 è un mese nero: i rilievi dei Vigili del Fuoco costringono il Cagliari a giocare in uno stadio “dimezzato” e la Procura di Cagliari indaga Cellino per tentata estorsione e mette i bastoni tra le ruote all’operazione-stadio a Elmas. I rapporti tra Comune di Cagliari e rossoblù si rovinano dopo il 16 marzo. Quando l’amministrazione avvia la procedura di pignoramento per un vecchio debito di 1 milione e 700 mila euro per i canoni mai versati dal 1979 al 1994. Così, mentre i lavori per il recupero dello stadio Sant’Elia vanno avanti, Cellino annuncia il trasferimento della squadra allo stadio Nereo Rocco di Trieste. E ad aprile, sebbene dopo i lavori eseguiti dal Comune, lo stadio abbia ottenuto l’agibilità, Cellino insiste su Trieste anche per le ultime due, attesissime, gare con Inter e Juventus.

E rompe col Comune che a sua volta straccia la convenzione per il Sant’Elia, denuncia canoni mai versati (la società si è difesa vantando crediti per lavori svolti non di competenza dell’amministrazione), manutenzioni non eseguite e altre violazioni del contratto. Il Cagliari, dal canto suo, chiede all’amministrazione comunale 26 milioni di euro di danni. Altri 24 li aveva chiesti al Comune di Elmas per l’interruzione della procedura legata alla costruzione dello stadio accanto all’aeroporto. Cellino si rivolge infine a Quartu, dove chiude un accordo per 3 anni col sindaco Pdl Mauro Contini per la trasformazione del campo di Is Arenas in stadio da Serie A da 17 mila posti. Partono i lavori. E il 28 agosto, a pochi giorni daall’esordio, si riunisce la Commissione di vigilanza che non rilascia l’ok all’apertura dello stadio.

“Purtroppo il progetto presenta molte carenze”, ha dichiarato il vice Prefetto di Cagliari Carolina Bellantoni, “per cui la commissione ha chiesto una serie di documenti ulteriori: specificazioni sull’antincendio, sul soccorso, sull’area di pre-filtraggio, sulle strutture in cemento armato. Tante questioni che attengono proprio alla sicurezza che non sono state precisate nel progetto”. La Lega Calcio intanto rompe gli indugi e annunciato che Cagliari-Atalanta del 2 settembre si giocherà a Trieste, causando il malcontento dei giocatori che, stando alla stampa locale, sarebbero pronti allo sciopero. La palla (è il caso di dirlo) è ora nelle mani del Prefetto Giovanni Balsamo che dovrà decidere se, almeno a porte chiuse, il Cagliari potrà giocare in Sardegna.

di Ennio Neri

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