Dopo la bufera mediatica e la tirata d’orecchie di Beppe Grillo, Giovanni Favia annuncia su Facebook lo stop alle interviste telefoniche a pagamento. Il consigliere regionale dell’Emilia Romagna, finito nel mirino per aver acquistato alcuni spazi nelle emittenti locali, lo dichiara in una lunga nota, pubblicata ieri sul suo profilo, specificando però come la decisione sia stata presa due settimane fa: “Come può testimoniare l’agente della Tv locale o il mio collega Andrea Defranceschi o la nostra impiegata amministrativa – scrive Favia- per quest’anno, ben due settimane prima delle polemiche, io avevo dato disposizione di bloccare il rinnovo del contratto con la Tv locale, per via di alcune criticità che non mi convincevano. Tra cui l’unica ragione a mio avviso di Repubblica, ovvero che non fosse chiara la committenza pubblica degli spazi (competenza dell’editore). Segnalai la cosa a chi di dovere il quale mi tranquillizzò, ma questo non mi giustifica: devo fare anch’io un mea culpa”.

 E poi difende l’attività del suo gruppo in Regione: “Gli enti pubblici hanno delle risorse per permettere il funzionamento della macchina amministrativa, composta dai consigli eletti e dagli esecutivi di governo. È il costo dell’istituzione, non dei partiti – spiega – Noi cerchiamo di utilizzare questi soldi nella maniera più efficace possibile, con moderazione (siamo il gruppo che in percentuale risparmia di più) e con trasparenza (siamo gli unici ad avere il bilancio pubblico)”.

Quindi “se tutti e 4 i consiglieri regionali del Movimento hanno ritenuto legittimo dedicare questi fondi per l’informazione anche allo strumento Tv, qualche buona motivazione ci sarà stata. Senza i contributi del consiglio regionale dubito che farebbero informazione su ciò che accade nei comuni ed in regione – e poi conclude – Chiudo quest’argomento ricordando che sono soldi pubblici anche quelli che la regione spende durante la campagna elettorale regionale per acquistare spazi in par condicio presso le tv locali a disposizione di tutti, piccoli e grossi”.

 A Ferragosto Beppe Grillo aveva rimproverato sia Giovanni Favia, sia il consigliere del Piemonte, Davide Bono, dividendo gli attivisti a 5 stelle. “Pagare per andare in televisione per il Movimento 5 Stelle è come pagare per andare al proprio funerale, anche se è certamente lecito” aveva scritto Grillo, in un breve post sul suo blog.