Lo chiamano il “grande fiume Po”, ma quello che è rimasto dopo l’ondata di caldo di questa lunga estate è poco più di un rigagnolo. La vista dagli argini del fiume più lungo d’Italia è sempre la stessa: spiagge che riaffiorano, detriti, resti di antichi oggetti e imbarcazioni che erano sepolti sotto metri di acqua e che all’improvviso ricompaiono. Un’annata così calda se la ricordano in pochi, tant’è che presto, secondo gli esperti, si potrà fare il confronto con il 2003, quando le temperature registrarono il periodo più caldo da oltre duecento anni oppure il 2006, anno che vanta il record di secca del Po. L’allarme siccità in Emilia Romagna risale già alla fine del 2011, quando si cominciò a registrare una riduzione delle precipitazioni. Poi l’inverno caratterizzato dalla grande neve, che però non è bastata a preparare ad un’estate con temperature straordinarie ed eccezionale assenza di piogge.

Tre i punti più critici individuati dall’Autorità di Bacino del Fiume Po, dove il livello idrometrico è sceso a dati riconosciuti come altamente sotto la media: Boretto (- 3,28) Borgoforte (- 2,84) e Pontelagoscuro (- 6,59). Numeri allarmanti se si pensa che nel 2006 (la grande secca) si arrivò ad un -7,62, non troppo distante dalla condizione attuale. I tre paesi, rappresentano la parte finale del fiume Po, là dove il corso d’acqua si dirige verso il mare, anche se ad essere in una situazione critica è tutta la pianura padana. A mancare sono le precipitazioni che, come segnalato dall’Agenzia Arpa dell’Emilia Romagna in alcune zone sono assenti da circa 60-80 giorni, con minime storiche che non si registravano da circa 20 anni. E le temperature non sembrano voler diminuire: dopo il passaggio di Caligola, è ora la volta del sesto anticiclone africano, Lucifero, che si preannuncia anche il più duro della serie con picchi di 41 gradi tra Ferrara e Bologna. L’allerta caldo secondo i meteorologi è almeno fino al 22 agosto prossimo. Dopodiché ci saranno, almeno nel Nord Italia, due-tre giorni di temperature alte ma stazionarie e da lunedì 27 agosto la situazione migliorerà.

A risentire della grave siccità sono anche altri fiumi e corsi d’acqua della regione. Il torrente Parma ad esempio, da giorni è completamente in secca, mostrando uno spettacolo unico in centro città con il corso del fiume quasi completamente attraversabile a piedi. Stessa scenario per Reno (Bo), Taro (Pr), Santerno (Bo), Lamone (Ra), Savio (Fc).

Gravemente colpito dalle condizioni climatiche è il settore agricolo, dove si registrano intere colture rovinate, con perdite fino al 100%. Risale a poco prima di ferragosto la convocazione da parte dell’assessore regionale all’Agricoltura Tiberio Rabboni della consulta agricola regionale, che ha visto seduti intorno ad un tavolo gli esperti di Arpa, Cer, Urber e della direzione Ambiente. L’obiettivo era quello di richiedere formalmente allo stato di dichiarare il riconoscimento di “evento eccezionale”, per procedere al versamento di finanziamenti per aiutare le stesse aziende agricole. A farne richiesta ufficiale le regioni di Emilia Romagna, Veneto e Lombardia che chiedono l’attivazione del fondo di solidarietà nazionale per intervenire in favore delle aziende agricole che hanno perso interi raccolti. Come spiega l’Assessore Rabboni: “I danni sono ingentissimi e non adeguatamente coperti da assicurazioni per questo motivo chiediamo il riconoscimento dell’eccezionalità dell’evento e un’adeguata dotazione finanziaria per il fondo di solidarietà nazionale con il quale compensare le perdite produttive degli agricoltori”.

L’allarme era già arrivato all’inizio del mese, tramite i rappresentanti di Confagricoltura dell’Emilia Romagna, che avevano chiesto di poter incontrare la Regione e le autorità per un tavolo della siccità. “Bisogna rendersi conto che il clima sta cambiando e andiamo sempre di più incontro a fenomeni climatici eccezionali, non possiamo farci trovare impreparati. Non si tratta più di emergenza, ma di una normalità con cui imparare a fare i conti”. Queste le dure parole dei lavoratori del settore che chiedono nuovi piani per poter far fronte ad un clima caratterizzato da fenomeni atmosferici fuori dall’ordinario.