Neve, terremoto e poi siccità. L’anno nero dell’agricoltura in Emilia Romagna sembra non finire mai e a lanciare un grido d’allarme sono proprio gli agricoltori. Interi campi di mais rimasti senza raccolto, in uno scenario desolante che spaventa coltivatori e consumatori. Il caldo torrido degli ultimi mesi e l’assenza di precipitazioni stanno mettendo in ginocchio uno dei settori che trainano l’economia emiliano-romagnola, con dati che sembrano giustificare lo stato di calamità naturale, anche se a contenderselo sono molte zone della penisola.

A essere colpiti in tutta Italia i terreni coltivati a mais, girasole, soia, barbabietola, pomodoro e uva con danni che a livello nazionale arrivano intorno al mezzo miliardo di euro. L’8 agosto prossimo in regione si svolgerà un tavolo sulla siccità, dove le associazioni degli agricoltori verranno accolte dalle istituzioni per cercare di fare il punto e trovare una soluzione per un problema che sembra sempre di più essere la normalità. “Abbiamo fatto molte pressioni – dichiara Eugenio Zedda, Responsabile Economico di Confagricoltura Emilia Romagna, – per poter incontrare la regione, perché la situazione è molto critica. Bisogna rendersi conto che il clima sta cambiando e andiamo sempre di più incontro a fenomeni climatici eccezionali, non possiamo farci trovare impreparati. Non si tratta più di emergenza, ma di una normalità con cui imparare a fare i conti”. Un bisogno di negoziare nuovamente le politiche agricole, là dove la situazione è critica per quanto riguarda raccolto, produzione e prezzi, che a partire dai prossimi mesi minacciano di lievitare vertiginosamente.

In Emilia Romagna le perdite maggiori riguardano il mais, che soprattutto in Romagna e nel ferrarese, registra raccolti pari a zero. Secondo i dati di Confagricoltura inoltre, ad essere in crisi anche la raccolta di pomodori (in zona Parma e Piacenza) e di barbabietole da zucchero, che dimostrano una scarsissima resa in zucchero; cali poi si registrano per uva (circa il 20 %) e soia (tra il 30% e 40%), mentre si aspettano i dati definitivi sulla frutta estiva. Il caldo eccezionale di giugno e luglio, secondo i bollettini Arpa, ha richiesto un aumento dell’irrigazione, che ha raggiunto i 1000 milioni di metri cubi, che se confrontati con i 500 del 2010, possono dare un’idea dello stato d’eccezione a cui si trova a far fronte la regione. La situazione è simile a livello nazionale, dove la Coldiretti chiede per molte zone lo stato di calamità naturale. “Ad essere colpiti – dice in un comunicato ufficiale la Coldiretti – sono prodotti simbolo del Made in Italy, alla base dell’alimentazione degli animali allevati per produrre i prestigiosi formaggi e prosciutti a denominazione di origine, ma anche il vino con una vendemmia prevista di qualità, ma contenuta”.

A risentirne maggiormente gli agricoltori che dopo i tanti problemi che hanno dovuto affrontare nel 2012, temono di essere lasciati soli. “Io ho cinquantaquattro anni”, – dichiara Marco Franceschelli, agricoltore di Funo di Argelato, in provincia di Bologna, – da trenta circa faccio l’agricoltore e non ho mai visto una situazione simile. In alcuni casi, i raccolti di mais sono addirittura a zero e là dove qualche pannocchia è spuntata, siamo stati costretti a trinciare il prodotto ancora “verde” per poterlo vendere a circa due euro al quintale (contro i venti\venticinque di mercato) alle aziende che lo utilizzano come biomassa”. Due euro al quintale per raccolti su cui gli agricoltori hanno investito finanze ed energie e che rischiano di affossare attività già colpite dai problemi degli ultimi mesi.  

Tante le speranze e le attese per il tavolo sulla siccità che si svolgerà mercoledì prossimo, quando le associazioni degli agricoltori potranno sedere a fianco dei rappresentanti regionali per fare il punto della situazione e chiedere interventi concreti. “Chiederemo innanzitutto – conclude Eugenio Zedda, – di risolvere la questione dell’utilizzo dell’acqua dei fiumi, che viene bloccato nei periodi di grande siccità e che è invece fondamentale in questo momento; inoltre stiamo lavorando ad un progetto che permetta l’arrivo di acqua dalla Liguria; infine, e punto assolutamente importante, chiediamo di cominciare a ripianificare le politiche agricole di lungo periodo. Dobbiamo renderci conto che la situazione climatica è cambiata e non possiamo più restare a guardare”.