E’ un consigliere comunale del Comune di Podenzano l’infermiere professionale 38enne accusato di essersi ricaricato il telefono cellulare attaccandosi ai telefoni di alcuni pazienti che andava a visitare a domicilio. Si tratta di Luigi Cattaneo, eletto nel 2009 nella lista civica di centrosinistra “Insieme per Podenzano”, che deve rispondere di furto e peculato, reati per i quali la procura ha già chiesto il rinvio a giudizio (l’udienza davanti al gip è fissata il prossimo 8 ottobre). Domani sera Cattaneo rassegnerà le sue dimissioni da consigliere per “ragioni personali”, si legge nella lettera inviata al Comune.

L’infermiere privato che “vampirizzava” ricariche telefoniche dai pazienti, scegliendoli possibilmente in fase terminale è un consigliere comunale della lista civica “Insieme per Podenzano”. E così, dopo l’indagine della polizia Municipale di Piacenza, domani ha deciso di dimettersi dal ruolo che ricopre nel comune del piacentino.

I controlli da parte degli agenti portarono all’iscrizione nel registro degli indagati l’infermiere. L’indagine era partita lo scorso febbraio in seguito alla denuncia di un paziente che si era trovato degli ammanchi sul suo credito telefonico. Le successive verifiche della polizia Municipale sui tabulati della Telecom hanno confermato la condotta illegale. L’uomo, infermiere professionista, nel tempo è stato accertato che aveva svuotato ben 95 volte i pazienti tra Podenzano, Vigolzone e San Giorgio. Approfittando dell’età e delle minorate condizioni psicofisiche dei pazienti utilizzava i telefoni privati per auto ricaricarsi il cellulare.

In tal modo ha violato i doveri previsti da chi presta un pubblico servizio abusando della prestazione d’opera compiuta. L’indagine era nata dalla segnalazione di una donna che lamentava che dal suo cellulare mancavano 10 euro di ricarica telefonica fatta la sera prima. Nei controlli sono stati effettuate oltre 23 mila registrazioni, per un totale di 3 mila e 300 telefonate fatte dall’uomo nell’arco di nove mesi.

Il 38 enne si auto telefonava dall’ambulatorio per ricaricarsi oppure stava anche delle ore con il telefono dei pazienti acceso e lo faceva direttamente dalla loro casa. Così nel tempo è riuscito a accumulare 300 euro di ricarica facendo spendere 3500 euro. Sono circa 20 le vittime di tali reati nei comuni presso i quali l’infermiere prestava la propria opera e nell’azienda sanitaria.

Gianmarco Aimi