Succede tutto nell’arco di una giornata. Prima Pier Ferdinando Casini apre alle unioni civili, ma critica il Gay pride e boccia i matrimoni omosessuali. Poco dopo, il capogruppo del Pd in Comune a Bologna, Sergio Lo Giudice, lancia una stoccata contro l’ex presidente della Camera: “I suoi amici gay vanno di giorno al Family day e di notte alla ricerca di sesso nei parchi”. E infine, in serata, il Pd spegne la polemica con una parziale retromarcia dello stesso Lo Giudice: “La battuta era solo un artificio retorico”.

Si risolve così, con una precisazione che ha tutta l’aria di un dietrofront, la discussione innescata da un commento postato dal consigliere democratico bolognese su Facebook, dopo un intervento del leader dell’Udc sui diritti dei gay.

Tutto comincia in mattinata. Ospite a Rai 1, Pier Ferdinando Casini si dimostra parzialmente favorevole alle unione civili, chiudendo però la strada al matrimonio omosessuale. “Chi convive, sia che si tratti di persone dello stesso sesso, sia che siano di sesso diverso, ha diritto a tutele civili, per l’asse ereditario, le cure mediche e tante altre cose. È necessario che ci sia una garanzia dello Stato”. E poi ribadisce: “Mi trova agli antipodi. Conosco tante persone gay che non ci pensano nemmeno ma ritengono sia una forzatura del radicalismo ideologico di chi va al Gay pride”.

Una frase che manda su tutte le furie il consigliere di Bologna, che poche ore dopo lascia sul social network un commento di fuoco: “Gli amici di Casini non vanno al Gay pride. Vanno di giorno al Family day, di notte a cercare sesso nei parchi”. Aggiungendo:  “Il punto non è volersi sposare o meno ma che lo Stato ti neghi la libertà di decidere se farlo o no”. Pochi minuti e sotto il post del democratico si moltiplicano i complimenti, tra cui quello del presidente dell’Arcigay di Bologna, Emiliano Zaino. Ma c’è anche chi gli fa notare come la sua posizione sia in contraddizione con quella del suo segretario, Pierluigi Bersani, che nelle ultime settimane ha più volte aperto a un’alleanza con le forze di centro.

In effetti, più che ai centristi, la stoccata di Lo Giudice rischia di provocare qualche mal di pancia ai suoi compagni di partito. Tra le poche critiche che il capogruppo riceve su Facebook, ci sono quelle di Loris Marchesini, consigliere comunale Pd di Anzola dell’Emilia. “Pessima dichiarazione – commenta il democratico – Un politico gay deve avere la stessa etica di uno non gay. Che non è quella di denigrare altri, etero o gay che siano. Casini esprime posizioni politiche diverse. Punto e basta”.

Tempo cinque ore ed è lo stesso Lo Giudice a cercare di gettare acqua sul fuoco, precisando il significato delle sue parole. “Era una battuta scherzosa -chiarisce – che non voleva essere offensiva. Non ho nulla contro le ‘tante persone gay’ che conosce Casini, che non vanno al Gay Pride. Non le conosco e, perlomeno da parte mia, sono solo un artificio retorico per esprimere un concetto politico. Per secoli le persone omosessuali sono state condannate all’invisibilità da un forte stigma sociale che impediva di essere se stessi alla luce del sole. La loro unica possibilità era quella di nascondere la propria identità omosessuale. Oggi gay e lesbiche hanno smesso di vergognarsi di essere quello che sono e chiedono pari diritti e pari dignità sociale alla luce del sole: dal 1969 il Gay Pride rappresenta il simbolo di questa svolta storica – e poi conclude – Apprezzo invece l’apertura del leader UdC ad una legge sul riconoscimento dei diritti delle coppie dello stesso sesso, che rappresenta una novità su cui sarà interessante aprire un confronto nel merito”.

Siciliano di nascita, ma bolognese d’adozione, ex-presidente dell’Arcigay nazionale, Sergio Lo Giudice è sposato da quasi un anno con un avvocato, Michele Giarratano. Dopo le nozze, celebrate a Oslo l’estate scorsa, il capogruppo Pd aveva voluto replicare i festeggiamenti a Bologna, con una serata al Cassero. Tra gli ospiti del party di nozze, anche il sindaco di Bologna, Virginio Merola, che proprio in quell’occasione si era dichiarato favorevole a un Gay pride sotto le Due torri, e diversi esponenti politici della giunta comunale e regionale, tra cui la vicesindaco Silvia Giannini e il coordinatore di giunta Matteo Lepore.