Una vera e propria discarica a cielo aperto, all’ombra del Colosseo e dei Fori Imperiali (video). E, incredibile, confinante con il Servizio Giardini di Roma, sede anche dell’Assessorato all’Ambiente del Comune. Ai giardini del Celio, come denunciano i cittadini, il degrado è di casa. Ma nella parte bassa che si affaccia su via delle Camene lo stato di abbandono è totale. Reti da letto, materassi, carcasse di motorini, sacchi di calcinacci, ferraglia di ogni genere, segnali stradali e, persino, bombole del gas. Per non parlare di tronchi di alberi, caduti o potati e lasciati lì da anni con un rischio di incendio elevatissimo.

La denuncia de ilfattoquotidiano.it all’assessore all’Ambiente Marco Visconti ha smosso, però, le acque. E gli addetti ai lavori, il giorno dopo, in massa, con gru e camion, hanno iniziato la bonifica del parco. Una bonifica che durerà giorni, vista la vastità dell’area. Ventiquattrore prima una vera selva, una giungla più che un giardino. Impossibile e pericoloso ormai percorrere i bellissimi e antichi vialetti e ammirare le terrazze con gli ulivi piantati anni fa. “Bisogna essere degli alpini per addentrarsi, alcune grandi parti del parco sono anche rese inaccessibili da cancelletti lucchettati, ma da molti anni ormai” afferma con sgomento un passante che lavora in zona. Molti non hanno mai fatto caso a questo scempio nel cuore di Roma. Assuefatti al degrado. Eccetto alcuni genitori che lo frequentano ogni giorno per portare i bambini negli asili che sono all’interno del parco. Noto anche come il parco dell’Infanzia, il giardino ospita all’interno diversi asili nido privati e comunali. “E’ sempre stato così, è da anni che cerchiamo un contatto con il Comune di Roma, ma nulla. Ci sono – continua – anche delle buche profonde e pericolose nei giardini” dice amareggiata una madre. Altro simbolo di riconoscimento del luogo è la casa di accoglienza delle missionarie della carità, adiacente all’ingresso del parco. Le suore di Madre Teresa di Calcutta accolgono senza tetto e gente in difficoltà.

“Nessuno ha mai visto un addetto alla potatura e al giardinaggio, risale il degrado forse prima ancora dell’insediamento di Alemanno, uno scaricabarile dei politici inverecondo” dichiara un residente. Il paradosso in questa vicenda sta nel fatto che la sede del Servizio Giardini del Comune di Roma confina con il “Parco – discarica”. E pochi metri più in là, infatti, la musica cambia. Prato inglese, sistema di irrigazione, serre con piante di ogni genere e un’aranciera, ambita anche dagli stilisti di moda che qui hanno sfilato per la rassegna Alta Moda a Roma. L’odore di erba bagnata e gli immensi viali attirano cittadini e turisti per una passeggiata. “It’s off to the public”, è chiuso al pubblico, afferma uno di loro amareggiato, mentre ripartono alla ricerca di uno spazio verde e libero dal traffico.

Chiediamo spiegazioni all’assessore capitolino Visconti. “Io sono al parco del Celio dopo la vostra segnalazione, è in condizioni discrete” afferma l’assessore “in questo periodo non potare o irrigare le piante per pochi giorni equivale a mesi”. Scarica parte della colpa sui clochard, assicura la chiusura del parco dopo le sette e promette di verificare di persona ciò che noi abbiamo invece filmato. Visconti, come promesso, richiama dopo pochi minuti, e la telefonata ha tutt’altro tenore. “E’ uno schifo, una vergogna – afferma – ho proseguito per i sentieri e non c’è nessuna giustificazione. Bisogna intervenire entro 48 ore. Punto”. Detto fatto. Il giorno dopo gli addetti ai lavori sono lì, con motoseghe, pale e rastrelli. Gru e camion a caricare tonnellate di arbusti. “Previsti – assicura Visconti – almeno tre giorni di interventi e bonifica”. Bonifica che seguiremo fino all’ultimo. Un ultimo appunto alla politica, lo fa un altro passante: “Qui da anni si svolge la festa dell’Unità del Pd, proprio confinante con il parco, impossibile non vedere questo scempio e quest’anno il tema della festa era: ‘Roma ce la farà’, possibile – conclude – che nessuno tra consiglieri di ogni genere che sono intervenuti alla kermesse abbia mai fatto una denuncia?”.

di Irene Buscemi e David Perluigi