E’ saltata la possibilità di arrivare ad un patteggiamento per Leonardo Bonucci e Simone Pepe. Il presidente della Commissione Disciplinare Sergio Artico, su richiesta del procuratore federale Stefano Palazzi, dopo circa un’ora e mezzo di pausa pranzo aveva sospeso nuovamente, in modo imprevisto, la seduta del processo sul calcioscommesse in corso a Roma. Lo stop di mezz’ora è servito per un ultimo tentativo di arrivare ad un accordo che non si è concretizzato e che Palazzi ha definito “troppo complesso”. Alla ripresa l’avvocato Gian Pietro Bianchi, uno dei legali di Bonucci insieme a Luigi Chiappero, ha iniziato quindi il suo intervento difensivo. Presente anche l’amministratore delegato del club bianconero Beppe Marotta.

Bentivoglio patteggia 13 mesi – La Commissione Disciplinare ha ritenuto congrua la richiesta di patteggiamento avanzata dal procuratore federale Stefano Palazzi per Simone Bentivoglio, che viene quindi squalificato per 13 mesi con un’ammenda di 50mila euro, nell’ambito del processo sul filone barese del calcioscommesse. Per l’ex centrocampista del Bari, Palazzi aveva chiesto dopo la requisitoria di ieri una squalifica di 3 anni e 6 mesi per un illecito sportivo e due omesse denunce, ma aveva sottolineato l’atteggiamento collaborativo del calciatore.

Padelli: “Falsità, ho anche parato un rigore” – “Contro il Palermo ho fatto il possibile, ho dato il meglio perché non giocavo dalla gara d’andata: se fossi stato a conoscenza della combine, secondo voi l’avrei fatta saltare parando un rigore?”. Con queste parole Daniele Padelli, 26enne portiere della Sampdoria ed ex Bari deferito per la presunta partecipazione alla combine della partita Palermo-Bari del maggio 2011, si è difeso davanti alla Commissione Disciplinare nell’ambito del processo sportivo sul calcioscommesse in corso a Roma. “Ho giocato solo tre partite in serie A – ha aggiunto Padelli, per il quale la Procura ha chiesto tre anni di squalifica – ho sempre cercato di dimostrare il mio valore sul campo, non mi pare vero di essere accusato di un illecito. Sono arrivato in Serie A con il lavoro e il sacrificio, ma ora il mio sogno si sta trasformando in un incubo: rischio tre anni di squalifica pur avendo dato il massimo in campo”.

Mattia Grassani difende il Lecce – “Per il Lecce è stata chiesta la pena draconiana, ma mancano riscontri certi sul presunto coinvolgimento dell’ex presidente del club salentino Pierandrea Semeraro: per questo chiedo il proscioglimento completo della società”. Questa la richiesta avanzata dall’avvocato Mattia Grassani per il Lecce, deferito nell’ambito del processo sportivo sul calcioscommesse in corso a Roma per il presunto coinvolgimento dell’ex presidente Semeraro nella combine del derby contro il Bari del maggio 2011. “Gli argomenti apportati dai legali di Semeraro confutano ogni accusa nei confronti della società – ha spiegato il difensore del Lecce, per cui la Procura ha chiesto la retrocessione in Lega Pro e 6 punti di penalizzazione – da un lato la costruzione accusatoria della Procura è assolutamente frammentaria, piena di contraddizioni, incoerenze, vuoti e verita’ smentite dai fatti. Dall’altro lato c’è da sottolineare il ruolo totalmente assente del presidente Semeraro, prima, durante e dopo la partita: non ci sono addebiti provati. Ho apprezzato tantissimo il richiamo alla necessità della prova fatto dall’avvocato Chiappero durante la difesa di Conte: per condannare un tesserato o un club per illecito sportivo ci vuole un riscontro univoco e sicuro”.

Portanova: “Sono un esempio per i giovani, lotterò per la verità” – “Sono sempre stato un esempio per i giocatori giovani e anziani, ma ora mi trovo qui a combattere per difendere la mia vita e la mia carriera dalle accuse di due scommettitori che hanno combinato diverse partite: credo nella giustizia e lotterò in ogni sede affinché la verità venga fuori”. Si difende così Daniele Portanova, difensore del Bologna coinvolto nel processo sportivo sul calcio scommesse in corso a Roma per il presunto illecito commesso nella partita Bologna-Bari del maggio 2011. “Sto soffrendo da mesi – ha spiegato il 33enne Portanova, per il quale il procuratore federale Stefano Palazzi ha chiesto tre anni di squalifica – ho sempre rispettato il lavoro della Procura, ma sapere che qualcuno possa pensare che abbia combinato una partita a piazza Maggiore alla presenza di mia moglie e mio figlio mi ha dato fastidio”.

Di Vaio: “Chiedo verità assolute, non dubbi” – “Chiedo verità assolute, non dubbi. Io ero capitano, ma non per questo potevo decidere per altri”. Marco Di Vaio ha preso la parola al processo sul calcioscommesse sul filone barese per chiedere certezze alla Commissione Disciplinare che lo deve giudicare. Per l’attaccante, ex Bologna, oggi in forza ai canadesi del Montreal Impact, il procuratore Stefano Palazzi ieri ha chiesto una squalifica di un anno per omessa denuncia. “Sono emozionato perchè mi sto giocando una delle partite più importanti della mia vita, se non la più importante. Sono qui da due giorni e c’è una sola certezza: la mia conoscenza con Andrea Masiello perché abbiamo giocato due anni a Genova, ma lui non fa mai riferimento a me, evita sempre il mio nome”, dice Di Vaio. “Poteva chiamarmi tranquillamente perché il mio numero di telefono è sempre lo stesso, ma non mi ha mai contattato -sottolinea- né fatto riferimento a me: credo che sia significativo. Parlo di certezze perchè da Palazzi ho sentito solo dubbi, parole come ‘verosimile’ che non posso accettare, chiedo a voi certezze perchè sono un padre di famiglia, devo rendere conto ai miei familiari e ai miei datori di lavoro. Se devo smettere di giocare, cosa che amo di più nella mia vita, chiedo almeno di stare a casa con una certezza. Altrimenti sarebbe logorante per resto della vita”, conclude l’attaccante.