Caro Presidente,

sono uno di quei dieci milioni di italiani 30-40enni che appartiene a quella che, secondo Lei, sarebbe la “generazione perduta”, una generazione per la quale il Suo Governo ritiene di non poter far altro che “limitare i danni”.

La colpa, lo dice Lei stesso – e, di tanta sincerità La ringrazio – è della Sua generazione che ha “fottuto” la nostra per egoismo, miopia ed avidità politica ed economica.

Sette milioni di italiani – tanti siete – tra i sessanta ed i settanta anni, hanno privato dieci milioni di italiani – tanti siamo secondo l’Istat– del diritto al futuro.

Una minoranza che ha espropriato una maggioranza del più sacro e fondamentale dei propri diritti.

Non avete nessuna giustificazione.

Avete pensato solo a Voi stessi e, soprattutto, avete creduto di saper fare tutto Voi e di saperlo fare meglio di noi.

Il risultato è oggi sotto gli occhi di tutti: avete accompagnato il Paese sull’orlo del baratro e ridotto 60 milioni di italiani in stato di sudditanza politica, economica e sociale, sospendendo tutti i diritti civili, con l’alibi – perché di questo si è trattato – di dover realizzare incomprensibili ed inefficaci alchimie e stregonerie aritmetiche.

Il dato più inquietante e preoccupante, però, è un altro.

Non avete imparato nulla dalla storia. Quanto accaduto non vi ha spinto a farVi da parte. Siete e restate malati di un ormai inguaribile forma di superomismo, mista ad una galoppante miopia che continua ad impedirvi di guardare al futuro.

Varate decreti legge, pacchetti e manovre i cui titoli parlano di sviluppo e futuro ma che non contengono mai le parole, innovazione, internet, giovani e che altro non sono che una riedizione di idee e ricette vecchie di decenni.

Non è un’opinione. Lo dicono i fatti, anzi, i numeri ai quali Lei, Signor Presidente, è straordinariamente legato.

Alla Camera dei deputati siedono solo 42, infra-quarantenni mentre gli ultra quarantenni sono oltre il 90%.

Il Senato ha pudore di rendere pubblico questo dato ma ci sono cinquanta Senatori che siedono sui banchi di Palazzo Madama da oltre 16 anni.

Alcuni, come Beppe Pisanu siedono sui quei banchi da quasi quarantanni mentre altri, come Matteoli, Berselli, Vizzini, Grillo, Pontone, Nania e Finocchiaro da oltre 25 anni.

Il Suo Governo – quello che avrebbe dovuto restituire un futuro al Paese, traghettandolo fuori dalla crisi – è il più vecchio nell’Europa a 27 e il più vecchio nella storia repubblicana.

L’età media dei membri del Suo esecutivo è di 64 anni.

Con tutto il rispetto per l’età, l’esperienza che ne deriva e la competenza degli uomini della Sua squadra, Signor Presidente, Lei pensa davvero che in Italia non ci siano trenta-quarantenni capaci di far meglio di quanto, sin qui, non siate riusciti a far Voi?

L’unico “ragazzino” – un enfant prodige con un antenato importante – della Sua squadra si è permesso il lusso di dare – e continua a dare – degli “sfigati” a tutti i 28 enni non ancora laureati, senza pensare neppure per un istante che, forse, stavano lavorando e studiando ad un tempo, essendo stati meno privilegiati di quanto non lo sia stato lui.

Sono un membro di quella “generazione perduta” ma non mi sento affatto “perduto”.

Non ho perso – nonostante gli sforzi da Voi compiuti – la speranza di un futuro diverso e migliore per me e per il mio Paese e, francamente, trovo inaccettabile che un illustre membro della Sua generazione – quella che ha fatto di tutto per rendere la mia generazione “perduta” – oggi salga sul pulpito a condannare un’intera generazione a vivere senza futuro, manifestando tanta distaccata rassegnazione.

Signor Presidente, Lei è – anche se non l’abbiamo scelta e, in molti probabilmente non l’avremmo mai scelta – anche il nostro Capo del Governo e noi siamo dieci milioni, ovvero un sesto del Paese che ha accettato di governare.

Se davvero crede che per la nostra generazione non ci sia più nulla da fare se non “limitare i danni”, credo dovrebbe avvertire forte il dovere istituzionale di farsi da parte e di chiedere ai Suoi “giovani” Ministri di fare altrettanto, lasciando che al timone del Paese salga qualcuno meno rassegnato di Lei e, soprattutto – mi perdoni la franchezza con la quale lo scrivo – qualcuno che non si sia già macchiato dell’orrendo crimine del quale la Sua generazione si è resa responsabile: aver condannato un’altra generazione a vivere senza speranza.

Chissà se un premier trenta-quarantenne – come ce ne sono tanti in Europa – direbbe mai che dieci milioni di concittadini della propria generazione sono condannati a fare a meno del futuro?

Noi siamo qui [www.generazioneperduta.it], convinti di non essere affatto perduti. Lei può dire altrettanto della Sua generazione, alla quale appartengono molti dei responsabili dell’attuale situazione del Paese?