Il governo domani adotterà un provvedimento d’urgenza per fare in modo che il protocollo d’intesa del 26 luglio sulla vicenda dello stabilimento Ilva di Taranto sia efficacemente operativo. Ad annunciarlo è infine il ministro dell’Ambiente Corrado Clini dopo l’incontro a Bari con il presidente della Regione Nichi Vendola e i rappresentanti degli enti locali. Domani Clini porterà in consiglio dei ministri un’informativa e l’esecutivo deciderà che strada intraprendere: se  passare da un decreto legge o da un’ordinanza di protezione civile. D’altronde, spiega lo stesso Clini, la situazione dello stabilimento rappresenta “un’emergenza nazionale”. Clini è stato in contatto più volte, durante la mattina, con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Antonio Catricalà e con il ministro dell’economia Vittorio Grilli per preparare la riunione di Palazzo Chigi di domani. Da lunedì sarà avviato un tavolo tecnico con tutte le parti.

In realtà sembra nascere un giallo sullo strumento da utilizzare perché in ambienti parlamentari le fonti non sono concordanti: se, per esempio, il segretario del Pd Pierluigi Bersani è sicuro che il governo presenterà un decreto legge, il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto si dice “preoccupato” perché “il governo non farà un decreto come preannunciato”. La strada del decreto è auspicata praticamente da tutti i partiti e da tutti i sindacati. Il presidente della Regione Vendola “spera” che domani il Governo vari un decreto legge sulla questione Ilva di Taranto perchè “c’è bisogno di una risposta strutturale e non emergenziale”.

Peraltro l’atteggiamento di Clini è di totale apertura tanto che non esclude che “nel caso in cui l’azienda suggerisca dei progetti innovativi per la sperimentazione di soluzioni nuove per raggiungere obiettivi di qualità molto oltre le leggi nazionali” possano esserci “possibilità di un contributo di risorse pubbliche nazionali ed europee”. “Progetti di questo tipo – ha proseguito Clini – potrebbero inserite anche all’interno dei fondi europei, non quelli strutturali, ma quelli destinati all’innovazione tecnologica soprattutto nei settori industriali: la cosa è assolutamente fattibile ma dipende dal progetto, che è nelle mani dell’impresa e che noi accompagniamo, valutando e condividendo le misure”.

Un clima di dialogo favorito a un cambiamento di approccio alla questione anche da parte dell’azienda, come riconosciuto dallo stesso Clini e dal presidente Vendola. Innanzitutto l’Ilva ha annunciato di rinunciare ai ricorsi che aveva presentato contro la riapertura del procedimento per l’autorizzazione integrata ambientale. “Non più conflittualità – ha spiegato il presidente Bruno Ferrante – ma confronto e dialogo attorno a delle soluzioni che possano tutelare meglio l’ambiente, la salute, i lavoro e l’impresa. ‘Anche Riva è concorde in questo. Noi oggi abbiamo detto che dobbiamo smettere di essere conflittuali. La litigiosità deve cessare”. “Siamo convinti – puntualizza Ferrante – di aver sempre rispettato le leggi, di aver sempre ottemperato le disposizioni delle autorità amministrative: non c’è stata nessuna coscienza di violare la legge, di andare contro le regole dell’ordinamento, anzi, tutt’altro. Noi siamo pronti. Domani ci sarà l’udienza (del Riesame, ndr). I nostri avvocati sono pronti, noi siamo pronti, diremo e racconteremo quali sono le nostre ragioni”.

Per Vendola “il presidente dell’Ilva, Bruno Ferrante, corregge lo stile peggiore tenuto in questi anni dall’azienda nei confronti di Regione e governo, in un atteggiamento improntato a litigiosità. Oggi l’Ilva ci dice che verranno ritirati tutti i contenziosi. Quindi verrà sgomberato il campo da questo cumulo di liti”. “L’Ilva – ha aggiunto il presidente della Regione – ci dà la propria disponibilità ad adempiere a tutte le prescrizioni che sono soprattutto nelle normative regionali e nell’Aia. L’Ilva ha dichiarato la propria disponibilità a fotografare tutte quelle parti dell’ordinanza del gip che rivelano l’esistenza di una relazione fra inquinamento e patologie e di lavorare per rimuovere quegli elementi che sono perniciosi per la salute e per la vita dei tarantini”. “Non è la scenografia dell’unità delle istituzioni che può salvare la fabbrica – conclude Vendola – ma è l’atteggiamento di leale collaborazione e anche di rispetto delle prescrizioni che sono scritte in maniera moto chiara. Noi tutto questo lo vediamo come un passaggio stretto che, se superato, ci permetterà di scrivere una pagina di storia”.