Cesenatico in una calda e assolata giornata di mezza estate. Uno stabilimento balneare affitta sdraio, lettini e ombrelloni. Alla richiesta di emissione di una ricevuta da parte di una cliente, il commerciante risponde tranquillizzando e afferma che in base alle sue fonti non sono previsti controlli. Ad ulteriore e pressante richiesta di ricevuta, l’esercente continua ad affermare di stare sereni, è tutto sotto controllo. Di contro la cliente denuncia l’accaduto alla Fiamme Gialle.

Ce ne vorrebbero di clienti così. Gli ultimi controlli effettuati dai finanzieri in queste ore nelle località turistiche siciliane hanno registrato un nuovo record, purtroppo negativo: il 70% degli esercizi controllati ha evaso il fisco. Più nel dettaglio su 209 attività commerciali sono state riscontrate irregolarità su 140. Un triste primato che però accomuna sud e nord. Mesi addietro – sempre in periodo vacanziero – i controlli nelle località montane avevano riscontrato evasioni da capogiro.

Quando si parla di evasione e fisco nel nostro Paese si tocca un tasto dolente. Siamo tutti troppo sensibili alla materia. Ma spesso a parole, meno nei fatti. La cliente di Cesenatico è una mosca bianca e in tanti – in troppi – fanno spesso spallucce senza pretendere per ogni prestazione di servizio, per ogni acquisto effettuato, regolare fattura. Magari sappiamo benissimo che a prescindere tutto questo ci danneggierà come collettività, ma in fondo si preferisce soprassedere, chiudere un occhio. Ecco allora che un plauso meritano tutti quei cittadini che strenuamente richiedono fattura e che denunciano irregolarità anche in rete.

Infatti oggi ci sono anche i social network a svolgere un importante ruolo di “watchdogger”: la piattaforma che vi segnalo – già raccontata sul Fatto da Eleonora Bianchini – è Evasori.info e conta oltre 270mila segnalazioni per quasi 50 milioni di euro evasi. Il sito di denuncia nasce da un informatico italiano che resta sotto anonimato. Anche le denunce sono anonime, ma significative: si possono segnalare categoria di appartenenza dell’evasore, cifra evasa a e area geografica di riferimento. Online è tutto monitorato in tempo reale. E i finanzieri – dicono i ben informati – prestano attenzione a questa comunità di cittadini digitali che non ci sta, che vuole cambiare lo stato delle cose. Non a caso la piattaforma adotta uno slogan sintetico e quanto mai efficace: “chi evade deruba anche te”.

E allora ben venga il social network che denuncia gli evasori. Ben vengano le campagne in tv e in rete che associano la figura di colui che evade al parassita. In un Paese assuefatto ai messaggi video e spesso ancora oggi teledipendente, l’evasione si combatte anche così. Potremmo definirla “educazione fiscale”, una scuola di comunità.  

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