Anche all’Università di Bologna tremano gli studenti fuoricorso. Un esercito di 26 mila giovani e meno giovani che, per motivi diversi, non riescono a stare al passo con il percorso di studi. Per loro il decreto sulla spending review, da poco approvato al Senato, prevede, tra le altre cose, un aumento delle tasse che può raggiungere anche il 100%.

La stangata riguarderà almeno 600 mila studenti in tutt’Italia, su un totale di quasi 2 milioni di iscritti. Solo all’Alma Mater sono circa 26 mila, su una base di 87 mila iscritti. Circa il 30%  del totale, rispetto una media nazionale del 40%. Anche per i fuoricorso bolognesi il futuro non promette nulla di buono. Il provvedimento passato all’esame di Palazzo Madama, infatti, dà il via libera all’incremento delle tasse universitarie, parametrato sulla base delle dichiarazioni Isee. Si parte da un minimo del 25% (per chi ha reddito inferiore ai 90 mila euro), per arrivare a un massimo del 100% (per chi dichiara oltre 150 mila euro). Passando per una fascia intermedia, composta da chi ha reddito compreso tra 90 mila e 150 mila euro, per la quale l’aumento potrebbe toccare il 50%. Si tratta di una serie di paletti, entro la quale, ogni anno, il ministero dell’Istruzione dovrà muoversi, formulando un decreto apposito.

Insomma i ritardatari rischiano una vera stangata. L’obiettivo è quello di dare una scossa a chi rimane indietro, anche se, va detto, tra loro non ci sono solo fannulloni. C’è chi lavora a tempo pieno sempre con il libro in borsa, chi si è trovato qualche occupazione serale (a volte anche in nero) per non pesare troppo sui genitori, e chi si è arenato su un esame particolarmente faticoso o sulla stesura di una tesi di laurea, rivelatasi più complicata del previsto. A Bologna la provenienza dei fuoricorso è trasversale: sono aspiranti medici, ingegneri, insegnanti, avvocati. La maglia nera spetta a Lettere, con 3800 fuoricorso nell’anno accademico 2011/2012. Subito dopo si piazza Ingegneria, dove gli studenti ritardatari sfiorano quota 3500. Si ferma a 2700 invece Giurisprudenza, seguita da Scienze della Formazione (1800), Scienze matematiche, fisiche e naturali (1600) e da Medicina, stabile a quota 1300.

Per ora il rettore Ivano Dionigi prende tempo : “Vorrei prima capire bene il testo della legge – ha detto qualche giorno fa alle agenzie di stampa – in particolare se c’è una disposizione obbligatoria o facoltativa”. Secondo Dionigi però l’ultima parola dovrebbe spettare al singolo ateneo: “In ogni caso, penso che debbano essere le singole università a decidere l’entità delle contribuzioni e le relative modalità”.

E se gli universitari non in regola con gli esami piangono, i virtuosi esultano. Quest’anno, infatti, l’ateneo di Bologna ha deciso di esonerare dalle tasse universitarie del primo anno le matricole diplomate con encomio, e i laureati in triennale con 110 e lode che si iscrivono alla specialistica.