Raffaele Lombardo non è più governatore della Sicilia. Nel suo intervento davanti all’assemblea regionale siciliana, ha ufficializzato il passo indietro, aggiungendo che la regione andrà al voto per eleggere il suo successore il 28 e 29 ottobre ma possibilmente anche prima. “E’ lecito e possibile che si anticipi il voto previsto per le regionali. Si può andare prima del 28 e 29 ottobre, purché si vada alle urne entro i 90 giorni” ha detto Lombardo. 

Non sono mancati i riferimenti alle recenti polemiche sul rischio default della Sicilia, che per Lombardo sono state parte di una “tattica politico-mediatica disonesta e criminale che ha infangato la Regione a livello internazionale”. Per il presidente dimissionario inoltre c’è stato un “patto scellerato tra i governi nazionali e le classi dirigenti” per ridurre l’autonomia regionale “al lumicino”  e per dipingerla “come la madre di tutti i mali” così da eliminarla.

Dopo Nicola Vernuccio, prima di rassegnare le proprie dimissioni Lombardo ha nominato Claudio Torrisi assessore all’Energia, delega che aveva tenuto per se dopo l’uscita dall’esecutivo del prefetto Giosuè Marino. Lombardo ha detto di rimanere come presidente “nell’ordinaria amministrazione che temo escluda poche competenze. Conferenze stampa, giunte e altre funzioni verranno esercitate dal vicepresidente Massimo Russo“. Per quanto riguardo le nomine “se sono legittime si faranno”, ha aggiunto, spiegando che questa sera “per la prima volta dopo quattro anni la giunta cenerà insieme per discutere anche dei prossimi passi da fare”. 

Il cuore del suo discorso è stato però dedicato alla vicenda giudiziaria che ha portato il governatore a dimettersi: “Mi ero impegnato perché nessun verdetto di un giudice raggiungesse il presidente della Regione. Do’ adesso seguito a questo impegno. Da più parti mi è stato chiesto di non dimettermi, ma io oggi farò seguito a ciò che avevo detto da tempo: che affronterò il giudizio del giudice da cittadino e non da Presidente della regione”. Poi l’autodifesa e la rivendicazione di risultati raggiunti: “Mai come in questi trascorsi 4 anni sono stati intaccati gli interressi illeciti e criminali di questa regione. Rivendico questo del mio governo. Al presidente della Regione – ha aggiunto – non è stato consentito di essere interrogato. Ho parlato in aula, con la stampa. Per ben tre volte la procura ha chiesto l’archiviazione, un processo è stato interrotto alla vigilia della sua conclusione e non e’ stato richiesto un rinvio a giudizio. Questi sono dati”.

Sull’altra questione spinosa, quella sulle casse regionali l’ex governatore ha spiegato: “Risolveremo la crisi di liquidità. Oggi abbiamo ricevuto la risposta sui fondi ParFas. Nessun rischio per le casse siciliane. E faremo quanto possibile sul fronte della spending review”. Per quanto riguarda la possibilità di ridurre il personale in capo alla Regione Lombardo ha spiegato che sarà possibile farlo “senza compiere macellerie sociali”. Poi il leader dell’Mpa è partito all’attacco sostenendo che i conti siciliani sono migliori di quelli del Paese: “Il debito dell’Italia è cresciuto fino a duemila miliardi di euro 120% del Pil, mentre la Sicilia lo ha in rapporto al 7% del proprio Pil”. 

Nelle prossime elezioni il presidente uscente della Sicilia ha assicurato che non parteciperà né come candidato né “con altra carica”. Anche se, subito dopo aver formalizzato le sue dimissioni, Lombardo si è lanciato in quella che appare come propaganda politica proponendo la secessione dell’isola: “Se continuano a dirci che siamo brutti, sporchi e cattivi, che abbiamo i conti in disordine, che spendiamo male, che siamo un peso, che ci stiamo a fare insieme in Italia? Tanto vale che ci si separi consensualmente”. L’ex governatore ha anche in mente un modello: “Penso all’isola di Malta ad esempio che riesce anche ad offire importanti opportunità economiche, una tassazione agevolata”.