Non è in vena di diplomazie, l’ex assessore al Bilancio del Comune di Napoli Riccardo Realfonzo. Il “Robin Hood di Palazzo San Giacomo” – come lo definì il sindaco Iervolino quando fu lui a dimettersi, nel 2009 – da poco più di una settimana è stato defenestrato dalla giunta di Luigi de Magistris. L’economista partenopeo parla di “tradimento dello spirito della Rivoluzione arancione” e spiega che il sindaco “pensa solo ai grandi eventi e rinuncia ad aggredire i problemi di fondo della città”. Riassumibili in poche parole: un bilancio economico pieno di buchi, servizi pubblici locali inefficienti e la volontà politica di non metterci mano per “non assumere decisioni difficili e per portare avanti una politica di consenso populistica“.

Professor Realfonzo, De Magistris ha detto che la Rivoluzione arancione può andare avanti anche senza lei e Narducci: da assessori, afferma, avete deluso.
“La verità è che c’è una parte della città che si sente tradita e delusa da lui. Una parte della città che ricorda un programma elettorale ricco di idee per il rilancio di Napoli, all’insegna della legalità e del risanamento, che però è in buona parte sconfessato. E certo non per volontà mia o di Pino che anzi abbiamo provato ad andare avanti”.

Sia più preciso.
“Al sindaco è mancata la volontà di aggredire i problemi di fondo della città, a cominciare dal risanamento del bilancio comunale. Per privilegiare una politica attenta agli eventi, all’America’s Cup, alle passerelle, alla volontà di ottenere subito dei risultati sul piano mediatico”.

Avete mai discusso di questo?
“In campagna elettorale e appena insediati, ho parlato a lungo con de Magistris, spiegandogli la situazione critica dei conti del Comune. Gli dissi: o dichiariamo il dissesto, o mettiamo in campo una seria politica di risanamento. Ovvero: riorganizzazione della macchina comunale, incrementi delle entrate, tagli severi alle spese, società partecipate da rivoltare come un calzino. Il sindaco scartò la strada del dissesto ma poi non mi ha seguito neanche sulla strada del risanamento. Ho dovuto combattere per conquistare alcuni provvedimenti necessari. Solo una parte di questi sono passati e sempre come mie conquiste rispetto a un sindaco disattento o ostile”.

Faccia degli esempi.
“Narducci e io avanzammo una proposta per rilanciare la lotta all’evasione, distaccandovi 30 dipendenti comunali e 10 vigili urbani. Ma, dopo innumerevoli insistenze, riuscimmo a ottenere solo 10 unità. Dopo avere effettuato una due diligence, nell’ottobre scorso inviai al sindaco un documento con un pacchetto di proposte incisive. Ad esempio, proponevo di rivedere le tariffe dei servizi a domanda individuale, per i quali il Comune spende oltre 50 milioni e ne incassa a malapena 13. Proposta bocciata, ‘sconveniente’. Così come furono bocciate anche le proposte di riorganizzazione degli uffici comunali, per non parlare delle dismissioni di alcune società partecipate”.

Perché tutti questi no?
“Erano provvedimenti scomodi, che contrastavano interessi consolidati, e lui non voleva mettersi nessuno contro. Ma è chiaro che così non si affrontano i nodi atavici della città”.

Che cosa chiedeva invece de Magistris al suo assessore al Bilancio?
“Creatività”.

Prego?
“Credo pensasse alla finanza creativa degli anni ’90, quella dell’indebitamento e dei derivati. La fantasia di bilancio con la quale ‘rimettere in ordine’ i conti nascondendo le difficoltà finanziarie e non ostacolando la spesa. Dimenticando che questa ‘fantasia’ è la stessa che ha portato il Comune sull’orlo del dissesto. Di fronte alle mie perplessità, dovute anche al contrasto radicale tra la “creatività” e quanto affermato in campagna elettorale in tema di trasparenza del bilancio e risanamento, de Magistris una volta mi rispose che “in fondo la Dc ha governato per 40 anni. Noi siamo appena arrivati e dobbiamo essere così rigorosi?”. Morale della favola: c’è il rischio che ben presto venga meno anche la possibilità di pagare gli stipendi dei dipendenti del Comune e delle partecipate. Ed allora sarà il sindaco che dovrà essere molto creativo nello spiegare ai napoletani cosa è successo”.

De Magistris è il leader di un movimento di sindaci ostile al governo Monti. Forse non poteva tenere in giunta un assessore che ne incarnava a livello cittadino la politica del rigore.
“Guardi, io sono uno degli economisti più critici verso Monti. L’austerity e la spending review del suo governo mettono in ginocchio il paese perché si traducono in tagli lineari che accentuano la crisi. Il rigore che volevo introdurre in Comune è altra cosa: significava tagli gli sprechi e migliorare la qualità dei servizi ai cittadini con particolare vantaggio per i ceti meno abbienti”.

Era il programma del sindaco: in cosa non vi siete trovati?
“Aggredire i problemi di fondo della città richiede un lavoro di lunga lena, duro, che non fa sconti a nessuno. Un approccio che fa a pugni con quella che è stata sin qui la politica effettiva del sindaco, improntata ad una propaganda sui grandi eventi e agli annunci sul ‘lungomare liberato’…”.

Non vorrà criticare la pedonalizzazione di via Caracciolo?
“La Ztl è stata fatta dall’oggi al domani. Andava preceduta dai varchi telematici, dal rafforzamento del trasporto pubblico. E’ stata istituita secondo la logica del ‘tutto e subito’, attraverso scorciatoie economiche e amministrative. Per sorvegliare i varchi, abbiamo dovuto spostare quasi tutti i vigili in centro, lasciando le periferie sguarnite, cosa che fece arrabbiare Narducci, e non poco”.

Per usare una metafora cara a de Magistris, quella sui ‘poteri forti’, è stato sorprendente vedere la sua giunta dialogare e transare con uno dei ‘poteri forti’ di Napoli, l’imprenditore Alfredo Romeo, il gestore del patrimonio comunale immobiliare. E’ vero che lei e Narducci eravate contrari? E perché?
“Esprimemmo al sindaco tutte le nostre perplessità politiche verso una transazione con un gestore sul quale pendevano verifiche della Corte dei conti per un presunto danno a scapito del Comune per circa 80 milioni di euro, dovuto a mancate riscossioni di fitti e dismissioni del patrimonio immobiliare. Peraltro, questa vicenda ci ha ritardato enormemente l’approvazione del bilancio di previsione, pronto da gennaio e approvato solo a giugno”.

Sui bilanci di previsione 2011 e 2012 non sono mancate le tensioni.
“Nonostante i continui ostacoli, sono riuscito a contenere la spesa, controbilanciando i tagli di Monti e Tremonti, di oltre 150 milioni rispetto al 2010. E ciò senza ridurre i servizi ai cittadini ma piuttosto smantellando un sistema di clientele e sprechi ereditato dal passato. Tuttavia, le tensioni maggiori che hanno accompagnato l’ultima manovra sono dipese da una delibera con la quale ho fatto avviare una ricognizione straordinaria dei residui attivi (per chiarire, i crediti inesigibili, ndr). Ora il buco di bilancio ereditato dal passato emergerà in tutta evidenza, con relativo disavanzo e sarà necessario trovarne copertura. Riuscii a far passare quella delibera anche grazie al sostegno di Narducci che anche a seguito di quella battaglia decise di mollare”.

Anche Raphael Rossi è stato dimissionato dall’Asìa, la municipalizzata dei rifiuti, in circostanze simili alle sue. La città è pulita, ma la differenziata non decolla.
“Con la presidenza Rossi c’era una spinta a riorganizzare la società. Ora mi pare che tutto sia come nel passato. E’ tornato ad esserne l’uomo forte l’ad Daniele Fortini, in piena sintonia col vicesindaco Tommaso Sodano. Ovviamente anche Asia soffre di pesanti problemi finanziari, come tutte le partecipate del Comune, ma in quella gestione non vedo una grande spinta all’efficientamento”.

Professore, nel dicembre 2009 si dimise dalla giunta Iervolino in aperta polemica con l’ex sindaca e ora ‘rompe’ con de Magistris: forse il problema è lei.
“La domanda è legittima e merita risposta. Nelle scorse settimane ho riflettuto più volte con Narducci (che si era dimesso il 18 giugno, ndr) sulla possibilità di mie dimissioni. Ma, pur avendone grande voglia, ho evitato. Un po’ perché temevo facili attacchi e un po’ perché dopo tutto il lavoro in campagna elettorale, dopo avere scritto il programma economico del sindaco e anche l’appello degli intellettuali in suo sostegno, mi sono detto che dovevo provare a stargli vicino e convincerlo in tutti i modi sino all’ultimo. Ma niente da fare, alla fine lui si è assunto la responsabilità di sostituirmi”.

Che differenza ha trovato tra i due sindaci?
“La Iervolino era ostaggio di alcune forze politiche che la ricattavano, in perfetto stile pre Tangentopoli. Ma aveva piena contezza dei problemi amministrativi. In de Magistris invece ho trovato una totale indisponibilità a ragionare sui cinque anni. Lui si pone obiettivi elettorali di breve periodo. Insomma guarda alle politiche del 2013 e pensa alla città più che altro come a un trampolino di lancio. Poi ha un limite caratteriale forte: se la prende con chiunque metta in discussione le sue scelte. Dimenticando di avere invocato in campagna elettorale una giunta di persone con la schiena dritta”.