Napolitano è in pressing per una nuova legge elettorale” e “i partiti di governo eseguono i suoi ordini”: questa la versione, secondo Beppe Grillo, della dialettica politica sviluppatasi nelle ultime settimane sulla riforma del Porcellum. “Il motivo di questa fretta improvvisa dopo sette anni di letargo al Quirinale, il call center di Mancino, dove i boom non si sentono mai, è apparentemente ignota”, scrive il leader del Movimento 5 Stelle sul suo blog. Alfano, Bersani e Casini (ABC) sono “come dei vecchi bari colti sul fatto. L’obiettivo non è migliorare il Porcellum che fu da loro voluto e applicato nelle elezioni del 2006 e del 2008 ma far quadrare i conti senza l’oste, senza il Movimento 5 Stelle“. La legge elettorale, secondo Grillo, dovrebbe “essere materia di referendum, non discussa in segrete stanze”, per evitare conflitti di interesse: “Chi viene eletto decide come farsi eleggere, il tutto a pochi mesi dalle elezioni. Sono come i ladri di Pisa che litigavano di giorno e la notte andavano a rubare insieme”. E sul ruolo dell’Udc dice: “Casini, uno degli artefici del Porcellum alla cui abolizione non ha mai pensato sinora, sembra diventato una donna di facili costumi che d’improvviso voglia farsi suora, ma in un convento di frati”, ha commentato citando la dichiarazione con cui l’ex presidente della Camera ha ribadito la sua determinazione a cambiare l’attuale sistema elettorale. Da questo caos politico, il leader dei grillini spera di trarne giovamento, proprio come è avvenuto alle amministrative e lancia la sfida: “L’Italia, nel frattempo, affonda. Ci vediamo in Parlamento. Sarà un piacere”.

I prossimi giorni saranno determinanti per capire se al di là degli scontri verbali, sarà possibile un’intesa (e un primo ok in commissione) sulla legge elettorale o se si arriverà a una rottura nei rapporti tra ‘Abc’, con ripercussioni anche sulla tenuta del governo Monti. Il casus belli potrebbe la decisione del Pdl di votare anche a maggioranza (come annunciato da Schifani) la propria proposta di riforma elettorale. Contrario Bersani: “Il Porcellum 2 noi non lo votiamo”, dicono ai vertici del partito, lasciando intendere che, pur di bloccare nuove forzature di Pdl e Lega, il Partito Democratico non esclude niente, neanche uno scenario da voto anticipato. Ma La Russa(Pdl) provoca il centro-sinistra: “Ci accusano di doppio gioco perchè sulle riforme colloquiamo non solo con loro ma anche con la Lega. Abbiamo condiviso col Pd l’80% della nostra proposta di legge elettorale, sui soli due punti controversi (preferenze e premio al partito non alla coalizione) o aderiscono oppure si lasci al Parlamento, a tutto il Parlamento, la libertà democratica di decidere. O vuole farlo Bersani con Chiti per tutti?”.

Era stato il senatore Pd Nicola Latorre, intervistato a Skytg24, a puntare il dito contro il partito di Alfano: “Il Pdl fa il doppio gioco per ingannare il Paese, da un lato sostiene Monti e dall’altro fa asse con la Lega sulle riforme”. “Monti – sostiene Anna Finocchiaro – deve essere allarmato, come molto allarmati siamo noi. Ci sono due maggioranze, come dimostra lo scambio al Senato tra Pdl e Lega su semipresidenzialismo e Senato federale. Il partito di Berlusconi sta lavorando per rafforzare la seconda maggioranza ai danni della prima, cioè di quella che sostiene il governo”. Secondo Maurizio Gasparri e Fabrizio Cicchitto, è il Pd ad alzare polveroni “per celare, senza riuscirci, la sua intenzione di andare al voto con la legge in vigore dalla quale ritiene di trarre vantaggi”.

Non si esclude in settimana un incontro chiarificatore tra ‘Abc’ per vedere se è possibile ripartire da quella proposta – premio di maggioranza al partito e un mix di collegi uninominali e liste bloccate – in discussione fino a che il Pdl ha rilanciato le preferenze. Un nuovo invito al dialogo arriva da Pierferdinando Casini, che in realtà non disprezza la proposta di riforma avanzata dal Pdl, ma condivide l’allarme di Bersani: “Non ci interessano maggioranze di parte, ci interessa la massima condivisione”.