La Commissione europea si appresta ad approvare la riforma del regolamento sullo statuto e finanziamento dei cosiddetti “partiti politici europei”, ovvero le organizzazioni ombrello che raggruppano partiti della stessa famiglia politica nei diversi stati Ue. L’obiettivo ufficiale è rendere l’intero sistema più trasparente soprattutto nel finanziamento, visto che per l’80 per cento di questi partiti vivono di fondi europei. L’obiettivo ufficioso, è tagliare i viveri a quelle formazioni che nascono per distruggere l’Unione europea dal suo interno.  

Parliamo dei partiti politici europei, un esperimento di formazioni politiche internazionali che raggruppano sotto la stessa bandiera politici che parlano lingue diverse ma, in teoria, accomunati dagli stessi valori. Ecco allora l’European People’s Party EPP (che accoglie Pdl e Udc), il Party of European Socialists PES (casa del Pd), l’European Liberal Democrat and Reform Party ELDR (hometown dell’IdV) e l’European Green Party (senza partiti italiani visto che i Verdi in Italia non esistono più ma con una copresidente italianissima, l’ex eurodeputata Monica Frassoni). Si tratta del sogno proibito di quanti vorrebbero vedere l’Unione europea maturare in una vera federazione comunitaria, con maggiori poteri centrali a Bruxelles, ampie autonomie alle regioni (non agli Stati) e l’addio ai governi nazionali.

Ebbene oggi i partiti europei sono fermi allo stato embrionale vista la difficoltà di questa Europa a maturare verso altre forme di governance. Ciò nonostante queste formazioni hanno un costo. Nel 2010 si sono viste erogare 13 milioni di euro dall’Ue, non una cifra enorme, ma in tempi di crisi anche i centesimi valgono. Ecco allora che la Commissione sta rivedendo l’intero regolamento che li riguarda a partire dallo statuto giuridico che oggi li vede inquadrati come organizzazioni non profit belghe (perché con sede legale a Bruxelles). Lo scopo è quello di farne delle persone giuridiche proprie con precisi diritti e doveri anche dal punto legale e comunitario.

Ma il punto caldo resta neanche a dirlo il loro finanziamento. Si perché ad oggi succede che un partito europeo riceve soldi dall’Ue per cercare di sabotarla dal suo interno. Una contraddizione in termini. Si tratta dell’European Alliance of National Movements (EANM), l’associazione ombrello che raggruppa partiti anti Europa come il British National Party (Gran Bretagna), il Front National (Francia), il Partij voor de Vrijheid (olanda) e Jobbik (Ungheria). Ne fa parte anche il Movimento Sociale Fiamma Tricolore, fondato nel marzo del 1995 da Pino Rauti e di chiara ispirazione fascista. Sta di fatto che lo scorso febbraio l’EANM si è vista staccare un assegno dal Bureau del Parlamento europeo (formato dal Presidente, vice presidenti e questori) un assegno di quasi 290mila euro puliti puliti. Ovviamente gli altri partiti politici non hanno gradito. Si perché, sempre in teoria, un partito europeo per essere tale dovrebbe ispirarsi ai valori che stanno alla base dell’Ue e, possibilmente, condividerli. Nel caso dell’EANM, invece, la parola Europa viene usata come un insulto. Il sospetto, vista la scarsa attività dell’organizzazione a Bruxelles, è che questi soldi vengano spartiti tra i partiti nazionali che ne fanno parte per alimentare campagne di ben altra ispirazione.

A dovere di cronaca va detto che i nemici dell’Ue siedono anche in Parlamento europeo. È il caso di papà e figlia Le Pen (Jean-Marie e Marine), che con il dito di una mano accusano l’Ue un giorno si e l’altro anche, e con l’altra mano si intascano i quasi 7mila euro di stipendio mensili (più indennità). Al Parlamento di Bruxelles (e Strasburgo) questi deputati siedono tra i banchi dei “non iscritti” (in tutto 30), ovvero di quei deputati che non hanno voluto, o non sono stati voluti, da nessun gruppo politico al Parlamento (e che potrebbero ospitare gli eurodeputati del Movimento 5 Stelle presumibilmente eletti alle prossime elezioni del 2014) . Per capire l’estremismo delle loro posizioni si pensi che perfino gli euroscettici della Lega Nord un gruppo politico ce l’hanno (Europe of freedom and democracy).

Ecco che con la modifica del regolamento statutario in fieri alla Commissione europea, dovrebbe diventare più vincolante la condizione di rispettare i valori fondanti l’Unione stessa per tutti quei partiti politici europei che vorranno non solo ricevere finanziamenti ma anche essere riconosciuti in quanto tali. “Sono sicuro che riusciremmo ad approvare queste modifiche senza problemi e in tempo per le elezioni europee del 2014”, ha detto il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso. Se approvato, gli “anti Europa” dovranno come minimo trovare altrove finanziamenti per le loro battaglie.

twitter: @AlessioPisano