Scrivere sinteticamente come e perché in molte abitazioni possono celarsi brutte sorprese per la nostra salute e tradurre il tutto, senza entrare nei tecnicismi che appartengo agli addetti ai lavori (sottoscritto compreso), mi rendo conto non è impresa facile.

Parto però da un dato o meglio dall’assenza di un dato ufficiale circa la reale quantità di amianto ancora presente in Italia. Le stime, quelle dell’ispesl, ad esempio, ipotizzano circa 1 miliardo e 300 milioni di metri quadri di lastre di copertura in cemento-amianto e 50 – 100 milioni di metri quadri di superfici rivestite con amianto spruzzato. Per intenderci un fazzoletto di terra lungo da Milano a Brescia e largo oltre dieci chilometri. E non è tutto, mancano all’appello sicuramente le migliaia di chilometri di tubazioni coibentate con gesso e amianto presenti un po’ ovunque negli interrati di molti edifici costruiti prima del 1992.

Purtroppo per le sue incredibili proprietà fisiche, l’amianto è stato utilizzato molto nel settore dell’edilizia e non solo, scavalcando quindi le porte delle fabbriche e degli utilizzi industriali, per arrivare fino nelle case di molti , tantissimi, italiani.

Mi soffermo su quest’ultimo punto, sperando di sollevare la curiosità di qualche lettore, è proprio nelle abitazioni private, negli stabili, nei condomini che si cela la parte meno nota del dato relativo alla presenza di amianto. La legge impone da anni l’obbligo di censimento dei manufatti in amianto, l’obbligo di nomina per ogni sito (condomini compresi…) di una figura che sia responsabile delle informazioni date sulle condizioni di integrità dei manufatti in amianto e sulle proposte operative circa eventuali bonifiche.

Eppure chiedetevi quanti di Voi, hanno censito o fatto censire il proprio stabile, il proprio palazzo, la propria villetta. Chiedetevi se quelle tubazioni bianche rivestite di gesso nelle vostre cantine e nei sottotetti sono state certificate libere da amianto. Per farlo occorrono analisi chimiche specifiche. Per farlo, purtroppo, occorrono soldi.

Al tema amianto aggiungo, inoltre, altri probabili materiali che potremmo trovare nelle nostre abitazioni come, ad esempio, i materassini di lane minerali che spesso, soprattutto in passato, (ora molti produttori certificano alcune caratteristiche…) venivano posati e che in relazione, purtroppo al diametro delle fibre e alla loro composizione chimica possono provocare il cancro per inalazione o creare effetti irreversibili. La regione Lombardia, in merito, ha elaborato specifiche linee guida per la rimozione di questi manufatti.

Insomma una bella rogna.

Mi è piaciuta molto, la firmo, la sostengo, la proposta di Legambiente affinché si passi da un obbligo di carattere conoscitivo (fare cioè il censimento amianto) ad un obbligo di attestare, con l’atto di vendita per tutte le abitazioni costruite prima del 1992-1994, l’assenza o la presenza di amianto. Un certificato che accompagna la vendita reso per legge obbligatorio affinché nessuno possa tenersi fuori dalla questione.

E se il vicino ha un tetto in eternit cosa possiamo fare per stare tranquilli?. Un proposta: prendere carta e penna e come cittadini, abitanti e residenti in via “tal dei tali”, scrivere al proprio Comune chiedendo di sapere, è un vostro diritto, se presso quel determinato stabile la proprietà ha censito la presenza di amianto e in caso positivo se sono state nominate le figure preposte al controllo. Queste domande fanno scattare molti meccanismi di messa a norma. Credetemi funziona.