Una lettera scritta a mano arrivata in Comune, indirizzata al sindaco di Nuoro, Alessandro Bianchi, Pd. Tra le righe, esplicite minacce di morte: si fa riferimento a “una pistola pronta” e alla caserma dell’esercito a Pratosardo, i cui lavori, nell’area industriale delle città hanno ricevuto l’ok definitivo proprio a inizio mese, dopo una trafila durata ben 15 anni. Nessuna sigla, nessuna rivendicazione e ora il testo è al vaglio della Digos mentre le istituzioni e gli amministratori si sono stretti attorno al primo cittadino. Solidarietà dal presidente della Regione Ugo Cappellacci e dai partiti, mentre il Pd chiede l’intervento del governo.

L’intimidazione è infatti stata recapitata giovedì 19 luglio, giorno in cui il prefetto aveva convocato il Comitato per l’ordine e la sicurezza. Il clima è teso dopo una bomba (orologio e bombola del gas stile attentato di Brindisi) davanti a un centro sociale del Comune, disinnescata prima dell’esplosione e il raid incendiario in una scuola. Poi ancora un finto ordigno contro il sindaco di Sindia, piccolo paese dell’interno. Della lettera e delle minacce si è avuta notizia solo ieri, a detta degli investigatori il tono è lo stesso di quelle arrivate un anno fa al governatore Cappellacci e al deputato nuorese Bruno Murgia (Pdl). Sullo sfondo c’è sempre la caserma di Pratosardo, un argomento ricorrente nelle cronache e nei discorsi politici tra Nuoro, Cagliari e Roma.

La caserma di Pratosardo – L’ultimo tassello è di metà luglio: la giunta del Comune di Nuoro ha approvato il progetto esecutivo. È il via libera ai lavori per costruire alloggi, mensa, uffici e altre strutture di appoggio per 27mila metri cubi in un terreno di 4 ettari e mezzo. La nuova caserma appunto. E in tempi di tagli e smobilitazioni, suona come una rarità. Anche per la Sardegna con la sua ingombrante presenza di servitù militari, proprio quando si parla di conversione e bonifica di quelle esistenti.

La genesi della caserma nuorese porta lontano, nel 1997. Anno dell’accordo di Programma tra Stato, Regione, Provincia, Comune; quando i finanziamenti si contavano in miliardi di lire, poi diventati milioni di euro. Da allora sono cambiati i sindaci e pure i ministri di riferimento e lo stesso accordo, che ha subìto anche alcuni dietrofront della Difesa per poi essere rimodulato nel 2008: da base logistica operativa a sede di un Reggimento della Brigata Sassari. Le esigenze della Difesa sono infatti cambiate. Taglio anche dei posti: da oltre 400 a circa 250, proprio quelle buste paga tanto agognate su cui fanno affidamento gli amministratori locali per fare risollevare l’economia asfittica della città. Lo stesso sindaco Bianchi, due settimane fa, nell’esprimere soddisfazione per il traguardo raggiunto dopo un percorso lungo e a ostacoli ha ribadito l’importanza del progetto: “Sia per le evidenti ricadute economiche sia per quelle occupazionali legate alla sua realizzazione. In passato, da più parti, è stato espresso un deciso scetticismo sulla effettiva possibilità di realizzare l’opera ed oggi, invece, possiamo partire con i lavori, segno che la caparbietà nell’inseguire un’idea spesso viene premiata”. E poi c’è la convinzione, l’auspicio, che i tanti militari impegnati nell’esercito e nella Brigata Sassari possano tornare a lavorare nell’isola.

La permuta. Il campus universitario al posto della caserma  La base dell’accordo che ha resistito a polemiche e rassicurazioni è una sorta di permuta, di scambio, tra Difesa, Regione e Comune. Secondo il progetto l’area dell’ex Artiglieria, in città, sarà occupata da un campus universitario (il Demanio donerà tutta l’area) mentre il Comune realizzerà la caserma con fondi della Regione (12milioni e 281mila euro già stanziati). L’appalto, d’altronde, è già stato vinto dalla ditta cagliaritana Pellegrini che ha già provveduto allo sbancamento e alla recinzione. Mentre a Nuoro i corsi universitari (gemmati dall’Università di Sassari e di Cagliari) non godono ancora di ottima salute. Tra scontri e tentativi di rilancio per le zone dell’interno della Sardegna.

I contrari – E c’è chi, nonostante lo scetticismo della sua effettiva realizzazione, si è da sempre opposto alla costruzione della caserma nella zona industriale di Nuoro. Non tutti credono che lo sviluppo della città passi per la presenza dei militari. E per questo è stata avviata anche una raccolta di firme promossa dal movimento indipendentista di sinistra ‘A manca pro d’indipendentzia’.