Samuele Piccolo, l’ex vicepresidente del consiglio comunale di Roma agli arresti domiciliari per associazione per delinquere e finanziamento illecito ai partiti, continua a sostenere di essere totalmente estraneo alle accuse mosse contro di lui, ma ha detto che è disposto a restituire quanto spetta all’erario. Il politico del Pdl ha detto di essersi solo occupato di politica e di non conoscere le dinamiche sul finanziamento della sua campagna elettorale. 

Piccolo è stato interrogato dai pm nell’ambito dell’inchiesta affidata a Paolo Ielo, Barbara Sargenti e Mario Palazzi, perché ritenuto coinvolto, insieme con il padre Raffaele (anch’egli ai domiciliari) e, soprattutto, con il fratello Massimiliano, detenuto a Rebibbia (ritenuto dagli inquirenti figura “apicale” dell’organizzazione), in una evasione fiscale da oltre 60 milioni di euro attraverso una serie di cooperative che avrebbero emesso finti crediti Iva frodando il fisco. Il sospetto degli inquirenti è però che il danno per l’erario possa aver raggiunto i 100 milioni di euro. L’eventuale restituzione del maltolto potrebbe agevolare la disponibilità degli inquirenti a dare la disponibilità per la definizione della vicenda con riti alternativi a quello ordinario.

Ieri intanto l’ex vice presidente del consiglio comunale ha rassegnato in Campidoglio le sue dimissioni da consigliere comunale “immediate ed irrevocabili”.