Lascerà il Consiglio regionale della Lombardia a ottobre, alla vigilia della data in cui scatterebbe il vitalizio. A cui, quindi, rinuncia. La promessa arriva da Nicole Minetti, che in un’intervista rilasciata a Vanity fair rompe il silenzio sul suo passo indietro, dopo le sollecitazioni arrivate nelle ultime settimane anche dal segretario del Pdl, Angelino Alfano. “Piuttosto che prendere un vitalizio dalla Regione Lombardia mi dimetto il giorno prima che scatti il diritto, il prossimo ottobre. Giuro”, ha detto la consigliera inserita ed eletta nel listino bloccato di Formigoni alle scorse regionali. Minetti è anche imputata nell’inchiesta sul caso Ruby dove insieme a Lele Mora ed Emilio Fede è indagata per favoreggiamento e induzione della prostituzione.

La consigliera del Pdl, in partenza per trascorrere una settimana di vacanze a Los Angeles, parlando con il settimanale delle sue possibili dimissioni aggiunge: “Decido da sola quando dare le dimissioni, non ho bisogno di ordini o pressioni. E non voglio dare a nessuno la soddisfazione di potermi rinfacciare in eterno il privilegio”. E commentando le dichiarazioni di Daniela Santanché che l’aveva definita “inadatta alla politica” replica: “Mi domando se è la stessa Santanché che una volta mi paragonò a Nilde Iotti. Per carità, cambiare opinione è legittimo. Io comunque non mi sento finita”.

In una intervista al settimanale “Chi” la consigliera ha spiegato che Berlusconi non le ha chiesto di dimettersi, ma l’ha invitata a resistere. “Io non sono andata ad Arcore perchè Silvio Berlusconi ha chiesto le mie dimissioni – puntualizza la consigliera – Il presidente le mie dimissioni non le ha mai chieste. Questo è importante dirlo. D’altronde, le dimissioni sono un fatto estremamente personale. Nessuno può obbligare un rappresentante delle istituzioni a dimettersi. Non sono neppure andata, come ho letto da qualche parte, a contrattare la mia buonuscita. Non stiamo parlando di calciomercato. Sono andata dal presidente – spiega Minetti – semplicemente per capire come poter gestire la bufera mediatica, che si è creata intorno a questo caso. L’ho chiamato io per chiedergli un colloquio, tutto qui”. E aggiunge: “Berlusconi mi ha detto che non dovevo farlo. Per due motivi. Le mie dimissioni agli occhi di tanta gente sarebbero apparse come un’ammissione di colpa, anche riguardo dell’inchiesta giudiziaria in corso. E poi, dato che per natura lui è una persona combattiva, mi ha esortato a resistere”.