Ennesimo allarme sicurezza per Londra 2012. A cinque giorni dall’inizio dei Giochi – dopo le rivelazioni che l’intelligence israeliana ha messo in piedi operazioni di sicurezza parallele a quelle britanniche perché teme un attentato contro il suo contingente olimpico – questa volta è The Sun, il tabloid più letto del paese, a lanciare l’allarme. Un infiltrato del quotidiano è infatti riuscito ad ottenere dapprima un passaporto pakistano valido e poi, tramite la corruzione di un politico locale, l’arruolamento nella delegazione olimpica pakistana, con tanto di lettera ufficiale, e un visto d’ingresso per il Regno Unito valido per due mesi. Dimostrando in questo modo come per qualsiasi terrorista, con poco più di 10mila euro, sia relativamente facile entrare a Londra: munito di tutti i documenti originali necessari e addirittura attraverso le corsie preferenziali degli aeroporti cittadini riservati alle delegazioni olimpiche.

L’infiltrato del Sun si è dapprima servito di un membro dell’agenzia di viaggi Dream Land, con sede a Lahore, per ottenere un passaporto. Da lì una prima tappa all’anagrafe cittadina, dove compiacenti funzionari lo hanno aiutato ad assumere l’identità di un pakistano realmente esistito – o morto da poco o i cui documenti erano scaduti e non rinnovati – e fornendogli quindi un passaporto originale con tanto di nuova foto e impronte digitali corrispondenti. La seconda tappa è stata la visita ad Abid Chodhary, un politico locale con entrature nel Ministero dello Sport, che per 7mila sterline gli ha fornito il visto d’ingresso per il Regno Unito e l’iscrizione alla delegazione olimpica pakistana.

Ottenuti i documenti, The Sun ha quindi allertato il Ministero della Difesa britannico, la polizia doganale e il servizio segreto MI6. Il timore è che questo gruppo criminale in grado di fornire passaporti e visti falsamente originali, e addirittura fare in modo che un qualunque terrorista arrivi a poter dormire all’interno del Villaggio Olimpico, abbia ramificazioni ovunque: nel governo centrale di Islamabad come nell’ambasciata britannica in Pakistan. Un nuovo duro colpo per quelle che sono presentate come le Olimpiadi più militarizzate della storia. Con oltre un miliardo di sterline speso per trasformare la città in una zona di guerra: con cecchini sui tetti, missili sulle case, jet ed elicotteri militari a pattugliare i cieli e fregate militari e mezzi anfibi a scandagliare fiumi e canali.  

Questo scandalo segue di pochi giorni quello della compagnia privata di sicurezza G4S, che a poche settimane dall’inizio dei giochi aveva annunciato di non essere in grado di fornire gli uomini necessari. Scandalo al seguito del quale si era poi scoperto come anche la formazione dei suoi addetti alla sicurezza fosse assolutamente insufficiente. Tra l’altro mercoledì scorso sono stati arrestati due pakistani di 21 e 24 anni, che tramite G4S erano stati arruolati per la sicurezza interna negli stadi olimpici di Coventry e Leicester, dove si disputano le partite di calcio. I due ragazzi, che avevano passato tutti i controlli e l’addestramento di G4S e che già da un mese erano al lavoro, erano in realtà entrati illegalmente nel paese.

La decisione di appaltare la sicurezza a compagnie private si è rivelata un boomerang. Non solo economico – dato che il governo non è nemmeno riuscito a recuperare i soldi (oltre 300 milioni di sterline) già pagati a G4S nonostante l’agenzia non abbia fornito il numero di guardie richieste – ma anche strategico. Claudia Blunt, studentessa di Cambridge e figlia del sottosegretario alle prigioni, ha raccontato al Daily Mail del suo arruolamento per addetta alla sicurezza a Earl’s Court (dove c’è la pallavolo) tramite la compagnia privata Tungsten SIA. Ebbene, secondo lei Tungsten SIA arruola studenti senza controllare documenti o fedina penale, fornendo falsi attestati retrodatati di corsi di pronto soccorso e risposte già pronte ai vari questionari, suggerendo tra l’altro di sbagliarne qualcuna per rendere il tutto più credibile. E poi il Governo militarizza la città con 17mila unità dell’esercito, più che in tutto l’Afghanistan, dove ci sarebbe una guerra in corso.