Quando Enrico Mentana, esiliato per due anni, prese il comando di un telegiornale piccolo e malformato, disse: “Aprirò un panificio a La7, in una strada già molto affollata, faremo un pane quotidiano che i telespettatori possono provare e vedere com’è”. Quel pane è piaciuto, cioè quel tipo di informazione imparziale che sembrava, ed è ancora così, un prodotto introvabile in televisione.

Per continuare la metafora che lo descrive per bene, si può dire che Mentana non ha sfornato un pane rivoluzionario, e ne è consapevole. Ha ripreso i vecchi arnesi del mestiere, e le vecchie abitudini: i servizi, il racconto, le interviste, l’analisi. Tutto senza aggiungere additivi o coloranti. Soltanto che adesso, mentre Telecom annuncia di voler vendere La7 e contemporaneamente arriva Michele Santoro, il panificio di Mentana è diventato più grande. E non importa che la parabola degli ascolti abbia trovato una sua ottima dimensione senza picchi come durante l’agonia del governo Berlusconi.

Il telegiornale di La7 non vive più per contrasto a un partito o a un politico che, professionalmente, aveva allevato Mentana nel laboratorio del Tg5 poi diventato bunker, soprattutto con Carlo Rossella e Clemente Mimun. Quella mezz’ora serale che accende il palinsesto di La7, ancora schizofrenico la mattina e il pomeriggio, ormai contamina i programmi successivi: quindi è naturale che Mentana, in veste di direttore e simbolo di La7, intervenga per riprendere Roberto Formigoni a In Onda quando i conduttori Filippo Facci e Natascha Lusenti si lasciano scappare l’ospite che scambia uno spazio per un pulpito.

Mentana non ce l’ha con Formigoni, però sente ancora di possedere un lusso che tanti colleghi televisivi non si possono permettere: lui può parlare del sistema “Celeste”, e può anche fare un dibattito con Nicola Mancino per far conoscere al grande pubblico (grande perché sovrasta la platea dei quotidiani) la versione aggiornata della trattativa Stato-mafia. In questa situazione di incertezza, bardata con il cartello “avanti chi offre di più” affisso da Telecom, La7 può davvero scardinare il duopolio e inserirsi fra i tre canali Mediaset e i tre canali Rai costruiti con speculare equilibrio.

La prossima stagione non vedrà soltanto l’esordio di Santoro, ma anche il rodaggio definito di una coppia che ha sempre convissuto a distanza, quella fra il conduttore di Servizio Pubblico e Mentana, un direttore molto esperto e astuto che ha saputo trasmettere la sua filosofia al resto di un canale non completamente adulto e facilmente condizionale. Come per l’episodio di Formigoni a In Onda.

La7 ha una grossa possibilità e schiera una batteria imponente di giornalisti e conduttori che può organizzare un canale per qualsiasi fascia di pubblico, rimorchiando – cercate di prendere il senso più docile di questo termine – i telespettatori delusi da un duopolio che per non morire si inetta sempre le solite flebo. Finito il tempo di un pane quotidiano abbastanza normale e ordinario, ora La7 deve fare qualcosa di più appetitoso.

Il Fatto Quotidiano, 22 Luglio 2012