Federico Aldrovandi aveva 18 anni. Lo hanno fermato, ammanettato, picchiato. Hanno spezzato due manganelli sulle ossa del suo corpo. Era un ragazzo. Era in custodia presso un’istituzione dello Stato. Lo Stato siamo noi. Dunque noi siamo responsabili della morte atroce di un ragazzo.

Gli uomini che l’hanno ucciso sono stati condannati per “eccesso colposo”. La pena prevista è tre anni. L’indulto li riduce a zero. Zero giorni di galera, per aver ucciso un ragazzo. La madre di Federico Aldrovandi è più infelice della più infelice delle donne. La più infelice delle donne è quella che perde un figlio. Se quel figlio è stato ammazzato di botte , il dolore è insopportabile. Difficile sopravvivere. Se ce la fai, vuoi che, come minimo, la tua tragedia serva a evitarne altre.

Per questo la madre di Federico ha lanciato un appello: “Vi prego di unirvi a me per chiedere una legge forte contro la tortura che faccia pagare le forze dell’ordine per i reati commessi e prevenga omicidi come questo”. Firmiamo tutti. Dobbiamo essere con lei in 100mila prima che il Parlamento si sciolga al sole delle ferie. Dopo la mattanza della scuola Diaz, dopo l’assassinio di Federico, di Stefano Cucchi, di Giuseppe Uva e Aldo Bianzino vogliamo che chi esercita la violenza protetto da una divisa, sappia che rischia anni di galera. E quella divisa la perde per sempre.
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Il Fatto Quotidiano, 22 Luglio 2012