Il presidente siriano Bashar al-Assad ” “accetta di partire. Ma partire in modo civile”. A pronunciare queste parole è l’ambasciatore russo in Francia, Alexander Orlov. Lo ha riferito ai microfoni di Radio France International, aggiungendo che è stato accettato il piano di “transizione verso un regime più democratico” approvato nell’incontro di Ginevra. L’ambasciatore ha poi aggiunto: ”Assad ha nominato il suo rappresentante per condurre le trattative con l’opposizione su questa transizione”. Il diplomatico ha detto ancora: “Credo che sarà difficile per lui restare dopo tutto quello che è successo”, precisando però che “non ci può essere altro che una soluzione politica a questo conflitto”, e che “bisogna trovare la strada delle trattative”. Orlov ha poi assicurato che la Russia ha fatto tutto quello che poteva per aiutare Kofi Annan a mettere in atto il suo piano di transizione, “che apriva e apre ancora la via verso la pace, verso la soluzione negoziata del conflitto”.

Il ministro dell’Informazione siriano invece ha negato che il presidente Assad sia disposto a lasciare il potere, come aveva detto in precedenza l’ambasciatore russo in Francia. Lo riferisce la televisione di Stato citata dall’agenzia Reuters.

“La situazione è grave, mai vista una citta così deserta. A Damasco non circola nessuno, nemmeno i taxi. I negozi sono chiusi, la gente ha paura. In alcuni quartieri è un bagno di sangue, è difficile avere notizie certe”. Lo dice all’Adnkronos il nunzio apostolico a Damasco, monsignor Mario Zenari, commentando la situazione in Siria. “Non abbiamo più parole -spiega- come Chiesa ogni giorno stiamo vicini alla gente. Si sentono colpi di mitra ed esplosioni. Secondo alcune fonti -riferisce il Nunzio- ieri 20mila siriani hanno attraversato la frontiera per rifugiarsi in Libano”. “Preghiamo -rimarca monsignor Zenari- perchè chi ha responsabilità in Siria dimostri un pò di saggezza: bisogna fermare questo massacro”.

Intanto è deceduto il capo della Direzione per la sicurezza nazionale, l’intelligence siriana, Hisham Bakhtyar, che era stato sottoposto a un’operazione chirurgica per le ferite riportate dopo l’attentato di due giorni fa a Damasco. Lo ha annunciato la tv libanese al-Manar, che fa capo agli Hezbollah.

Intanto si è sviluppata lungo una terza direttrice la controffensiva lealista a Damasco: dopo aver espugnato il quartiere centrale di al-Midan, come rivendicato dalla televisione di Stato, e bombardato con gli elicotteri quello sud-orientale di Saida Zenaib, secondo quanto denunciato da fonti della resistenza, “truppe regolari hanno assaltato il sobborgo di Jobar”, nella parte est della capitale: lo ha riferito l’Osservatorio siriano per i diritti umani, organizzazione dell’opposizione in esilio con sede nel Regno Unito, stando al quale i soldati stanno affluendo sul posto a bordo di camion e persino di auto. “Sono gia’ iniziati i rastrellamenti”, ha aggiunto lo stesso osservatorio.

Ieri invece in tutta la Siria sarebbero state uccise 302 persone. A dare il computo è sempre l’osservatorio. Dalla ong hanno sottolineato che si tratta “del bilancio più pesante, per una sola giornata, da 16 mesi” di scontri. Sempre secondo l’organizzazione, si tratterebbe di 139 civili, 98 soldati delle forze governative e 65 ribelli. La maggior parte delle vittime a Damasco.

Per quanto riguarda la capitale siriana, arrivano notizie discordanti. L’agenzia Reuters riporta di ribelli che hanno saccheggiato e dato alle fiamme il quartier generale della polizia a Damasco, assaltato nella giornata di ieri. L’edificio è situato nel centralissimo quartiere di Qanawat, vicino alla Città Vecchia. Come fonte citano un portavoce degli insorti, Abu Rateb, secondo cui gli agenti che hanno potuto si sono dati alla fuga e hanno abbandonato l’edificio. “Tre auto di pattuglia sono sopraggiunte sul posto”, ha raccontato il dissidente, “ma sono state colpite dallo scoppio di bombe nascoste sul ciglio della strada. C’è chi ha visto decine di uomini della sicurezza o di ‘shabiha’ (i miliziani irregolari filo-governativi; ndr) giacere a terra, morti o feriti, prima che le ambulanze li portassero via”, ha concluso.

L’Ansa invece esclude, secondo le sue fonti, che vi siano stati combattimenti a Damasco. Testimoni sul campo citati dall’agenzia dicono: “Si vedono dei lampi, causati dalle esplosioni, ma sono distanti dal centro della città”. Secondo altre fonti vicine al governo, “l’esercito siriano ha concluso con successo la controffensiva a Damasco, e ha ripulito alcuni quartieri” dalla presenza dei ribelli. Ci “sono ancora sparatorie ed esplosioni, ad intervalli di 30 minuti circa”, ma a “molta distanza dal centro”. Intorno alla mezzanotte italiana”molti bar erano affollati di gente. A Damasco si respira “una atmosfera di paura, ma non come quella delle ultime ore”. Le strade della capitale “sono presidiate da miliziani armati o dall’esercito, i controlli sono rigidi e serrati, c’è anche grande nervosismo tra i militari”, raccontano i testimoni. Fonti vicine al governo non negano i violenti confronti delle ultime 48 ore, ma sostengono che “l’esercito ha avuto successo nelle operazioni militari per riprendere il controllo della capitale”. Secondo le stesse fonti, la presenza di carri armati in alcuni quartieri di Damasco (denunciata dagli attivisti anti-regime), “che non possiamo confermare perchè non li abbiamo visti”, è “naturale”: “In una situazione del genere è ovvio che i militari utilizzino le armi che hanno a disposizione”.