Un trasferimento di 15 milioni di euro alla vigilia della sentenza della Cassazione, che ha annullato con rinvio il processo d’appello in cui Marcello Dell’Utri era stato condannato a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Quindici milioni che sono transitati prima dal conto di Silvio Berlusconi a quello di Miranda Anna Ratti, moglie del senatore Pdl, e poco dopo gran parte di quella cifra, undici milioni, sarebbe stata spostata da lì a un altro conto in una banca di Santo Domingo.

Il Corriere della Sera e Repubblica riportano questo passaggio dell’indagine per estorsione della Procura di Palermo a carico del senatore del Pdl che è ancora indagato per concorso. Si tratta di un filone dell’indagine sulla trattativa Stato-mafia. L’accusa per il senatore Pdl è di estorsione ai danni dell’ex premier Silvio Berlusconi e riguarda, in particolare, una “estorsione politica” che risale al 1994. Il filone per il quale è stato chiamato il Cavaliere resta il più riservato di tutta l’indagine sulla trattativa e, secondo quanto risulta al Fatto quotidiano, il procuratore generale che rappresenta l’accusa nel processo bis al fondatore di Forza Italia chiederà che venga sentito come testimone Berlusconi. In particolare i pm vorranno chiedergli conto di quei venti milioni di euro pagati a Dell’Utri per l’acquisto di una villa che, conti alla mano, ne valeva la metà. Denaro, questa è l’ipotesi dell’accusa, che potrebbero essere il conto di un’estorsione. E si tratta solo della metà dei 40 milioni di euro che B. avrebbe versato in dieci anni al senatore.

I pm della Procura di Palermo stanno preparando le richieste di rogatoria per fare chiarezza sul denaro transitato sui conti del senatore e della moglie di quel denaro. Alla base delle indagini i rapporti tra il senatore e alcuni esponenti della criminalità organizzata tra anni Settanta e Ottanta – ipotesi peraltro confermata anche dalla Cassazione –  che avrebbero portato il Cavaliere al versamento di milioni di euro per tenerlo fuori dai rapporti del senatore con Cosa Nostra. Alla vigilia della sentenza lo scorso 8 marzo, che avrebbe potuto condannare Dell’Utri, il parlamentare si trovava all’estero. Irraggiungibile al cellulare, la segreteria rispondeva in lingua spagnola. Quindi avrebbe già potuto trovarsi a Santo Domingo e, nel caso di condanna, si sarebbe assicurato una latitanza agiata.