Un’esplosione e una nube di polvere che ha oscurato il cielo. E il municipio di Sant’Agostino in provincia di Ferrara, uno dei simboli del terremoto che il 20 maggio ha terrorizzato l’Emilia intera, è stato demolito. Così, senza nessun preavviso, senza nemmeno lo squillo delle sirene che avrebbero dovuto allertare la popolazione dello scoppio imminente. Tanto che il boato che ha squarciato l’aria ha spaventato la folla che si era radunata attorno alle transenne per dare l’ultimo addio all’edificio, costruito nei primi del 900’, e qualcuno ha rischiato di sentirsi male. In molti hanno protestato, hanno gridato contro le istituzioni locali e le forze dell’ordine, “dovevate avvertire” dice chi era presente, anziani, bambini e molte famiglie.

Ma per le autorità cittadine non c’era altra soluzione perché il palazzo, danneggiato al punto che sulla facciata si era creato un grosso squarcio, “come se ci fosse stata buttata una bomba” raccontavano gli abitanti della cittadina, non aveva retto alle scosse di assestamento e col passare dei giorni, e dei terremoti, era sempre più pericolante. “A rischio crollo” spiegava Adriano Gumina, responsabile della Protezione civile dell’associazione nazionale dei carabinieri di Ferrara. Da demolire, insomma.

Inutili si sono rivelati gli appelli televisivi di chi ha cercato di salvare l’edificio costruito nel 1875. Di Vittorio Sgarbi, Salvatore Settis, Tommaso Montanari e della sezione regionale dell’Emilia Romagna di Italia Nostra, che in un ultimo tentativo di preservare il palazzo dalla demolizione hanno contattato il ministero dei Beni Culturali e denunciato pubblicamente il programmato abbattimento dello stabile storico con la dinamite.

”Chiediamo urgentemente al Ministro dei Beni Culturali, al Prefetto Tronca e ai prefetti di Ferrara e Modena – aveva detto Sgarbi – di non procedere con ulteriori distruzioni contro il patrimonio artistico, in chiara flagranza criminale e vandalica, rispetto alle leggi di tutela. L’annunciata, in televisione, e quindi programmata e criminale distruzione, con la dinamite, del Municipio di Sant’Agostino, come di alcuni campanili con oscena esibizione di riprese televisive, è un crimine di cui riterremo responsabili le autorità competenti a conoscenza del crimine annunciato”.

Per Sgarbi, che oggi era in città per cercare di fermare la demolizione del palazzo decorato all’interno con affreschi risalenti allo scorso secolo, fischiato dalla folla che lo ha definito “buffone”, il provvedimento è stato firmato “certamente all’insaputa del ministro dei Beni Culturali”. Perché “nessuna ragione, tanto meno se contrabbandata con ragioni di sicurezza, dopo due mesi dal terremoto, può essere invocata come necessaria”. Ma nemmeno le sue telefonate al ministro Lorenzo Ornaghi hanno potuto salvare il municipio. “Nessuna demolizione con la dinamite è obbligatoria – ha insistito, tra le grida della folla che lo invitava per nulla velatamente ad andarsene – le bombe si usano in guerra, in tempo di pace non si distrugge un edificio storico”.

L’ex sindaco di Salemi ha acuito lo scontro polemizzando con le persone che gli stavano attorno. Prima ha telefonato a Paolo Liguori accusandolo di essere come il pm Ingroia, poi si è rivolto alla folla urlando: “Siete tutti amici di Ingroia”

“E’ un grosso dolore – spiegano commossi gli abitanti della cittadina ferrarese, che invece la demolizione la aspettavano – ma non c’era soluzione, abbiamo bisogno di recuperare il nostro centro storico, di riaprire i negozi, tornare nelle nostre case. Vedere che demoliscono il municipio fa venire i brividi, ma dobbiamo pur ricominciare”.

L’appello degli intellettuali comunque è arrivato tardi. Solo ieri, quando si è appreso Tg3 delle 12.00 che la decisione di procedere con la demolizione di quell’edificio costruito nel 1875 e sventrato dal terremoto, che da decenni ospitava l’amministrazione cittadina, era stata presa. Probabilmente lo si era già stabilito dopo il 29 maggio, quando le condizioni del palazzo si erano rivelate sempre più critiche. Ma tutto era stato posticipato di settimana in settimana allo scopo di riuscire a salvare il prezioso lampadario in vetro di murano, del peso di 400 chili, collocato nella sala consiliare del palazzo, un tempo salone delle feste, a partire dagli anni ’20. Quando Italo Balbo lo fece spostare, assieme ad altri 4 lampadari, dalla sala degli stemmi del castello Estense di Ferrara fino a Sant’Agostino.

“Porterò in tribunale tutti quelli che hanno contribuito a questa azione criminale e risponderanno di questa decisione davanti alla legge – ha aggiunto Sgarbi, un attimo prima che l’esplosione mettesse a tacere persino le polemiche e che la polvere avvolgesse tutto quanto – e le persone che protestano contro il mio tentativo di salvare il municipio sono dei barbari che si divertono a veder saltare un edificio. E’ la stessa popolazione che sta con Ingroia”.