Ecco la trama di un giallo per l’estate. Mettiamo che Nicola Mancino sia molto spaventato dall’indagine della Procura di Palermo sulla trattativa. Sa di avere risposto malamente agli inquirenti, di non averli convinti. Non ha più il potere di una volta e non riuscirà a fermare le indagini.
Però ecco il colpo di genio: può usare il potere di qualcun altro. Quello intoccabile del Quirinale e servirsene a suo vantaggio. Da ex ministro dell’Interno, Mancino è certo di avere tutti i telefoni sotto controllo. E averli sotto controllo, nel suo caso, può risultare persino un vantaggio. Quello di farsi ascoltare mentre chiama uomini importanti delle istituzioni, per riferire i propri timori, fare la vittima, chiedere aiuto, e intanto esibire quei contatti come un monito.
Ma ancora non basta. Per inceppare gli ingranaggi, per trasformare l’inchiesta in un caso politico, e il suo coinvolgimento in una appendice scabrosa, deve ancora comporre un numero, quello privato del presidente. E farlo squillare, mentre i microfoni iniziano a registrare. Come se fosse una ingenuità, un errore dettato dal panico. E non la sua perfetta via d’uscita iniziata nel punto esatto in cui il presidente rispose.
Il Fatto Quotidiano, 19 Luglio 2012