Negli ultimi due giorni provvedimenti inconsueti si sono abbattuti su due giornali in Cina. Lunedì il New Express ha dovuto cambiare caporedattore e contenuti e due giorni dopo, l’editore e il vicecaporedattore dell’Oriental Morning Post sono stati sospesi.

In nessuno dei due casi ci sono state inchieste eclatanti o notizie bomba. La colpa dei redattori in questione sarebbe quella o di aver pubblicato troppe informazioni su uomini che con ogni probabilità faranno parte della prossima generazione di leader o di aver criticato le corsie preferenziali dell’economia di Stato. La sensibilità del dipartimento di propaganda non fa altro che evidenziare i nervi tesi del potere in questo periodo di transizione.

Mercoledì si è scoperto che Lu Yan e Sun Jian, l’editore e il vice caporedattore dell’Oriental Morning Post, sono stati rimossi dalle loro posizioni. Si è fatto notare che il giornale di Shanghai è diventato famoso per le sue inchieste in occasione del terremoto del Sichuan, del latte alla melamina, dell’incidente tra treni ad alta velocità di Wenzhou e – non ultimo – della detenzione forzata dell’attivista cieco Chen Guangcheng. Ma nessuno ha spiegato il perché.

Non è difficile però mettere quest’evento in relazione a quello successo solo due giorni prima in un altro giornale: la rimozione di Lu Fumin, caporedattore del New Express di Guangzhou, e la sparizione di tutte le pagine di opinione dal suo giornale. Niente più editoriali: né di politica interna, né di politica estera. In questi giorni il fiero New Express è composto solo da notizie locali, svago sport. Ma anche qui, nessun commento ufficiale.

In un clima sempre più teso, in cui la leadership è chiamata a decidere quali saranno gli uomini che guideranno la Repubblica popolare e quindi la strada da intraprendere nel prossimo futuro, la paura che si tratti solo del segnale di inizio di una stretta sulla libertà di stampa è alta e motivata.

Così almeno la pensa David Bandursky, direttore dell’ottimo China Media Project, sito di analisi sul giornalismo cinese dell’università di Hong Kong. Suggerisce inoltre che il discorso è valido sia a livello nazionale che locale visto che i segretari di partito di entrambe le città, Guangzhou e Shanghai, sono tra i favoriti ad essere promossi nel Poltburo dal prossimo autunno.

Alcuni suggeriscono che il caporedattore del New Express ha perso il suo lavoro dopo la pubblicazione delle storie giovanili di alcuni membri del Politburo, tra cui Xi Jinping, colui che con ogni probabilità prenderà le redini del Paese il prossimo autunno e che recentemente ha provocato la censura di Bloomberg, colpevole di aver pubblicato i conti – miliardari – suoi e della sua famiglia.

Tra gli altri trattava dell’adolescenza di Li Keqiang, attuale vicepremier e probabilmente prossimo primo ministro della Cina, Wang Qishan, anch’esso attuale vicepremier e ex sindaco di Pechino, Li Yuanchao attuale capo del Dipartimento per l’organizzazione del Partito comunista cinese e Zhang Dejinag, attuale vicepremier e ex segretatario di partito della regione del Guangdong. Insomma, tutti quelli che si pensa faranno strada nella cosiddetta quinta generazione di leader.

L’articolo, che era apparso nell’edizione del 10 luglio, non è più online. Ma in molti fanno notare che l’articolo era stato ripreso da un altro giornale più piccolo, il Jinan Daily, che lo aveva pubblicato il giorno precedente. E che quella versione è ancora consultabile online.

Lo stesso discorso sarebbe valido per l’Oriental Morning Post. Il pezzo che secondo molti avrebbe fatto scattare i provvedimenti censori riportati sopra, è un’intervista all’economista cinese Sheng Hong che titolava “Le aziende private hanno il diritto di entrare in ogni mercato” e suggeriva che la Cina doveva interrompere il trattamento preferenziale che riserva alle imprese statali. Al di là giudizio sulla sensibilità del tema, anche questi contenuti sono ancora online.

Oltrepassare il limite del lecito per chi si occupa di informazione in Cina è molto semplice, i contorni sono sfumati e mutevoli. Spesso ci si accorge di essere usciti dal consentito solo una volta che lo si è fatto, e proprio dalle reazioni e dalle azioni ufficiali. Come ha scritto a proposito di questa vicenda The Sun, un quotidiano di Hong Kong “nel sistema di propaganda della Cina continentale, c’è un modo di morire che si potrebbe etichettare ‘causa della morte: incerta’. Il New Express e l’Oriental Morning sono entrambi esempi di questo”.

di Cecilia Attanasio Ghezzi