I vari Alfano e Santanché che oggi fanno gli indignati sono gli stessi che hanno candidata Nicole Minetti e poi difesa quando è stata incriminata dalla procura di Milano. Era preparatissima, bravissima, laureatissima, capacissima, dotatissima. All’improvviso si sono accorti di aver sbagliato. Le dimissioni che ne chiedono ora confermano, ancora una volta, che nel Pdl l’unica logica vigente è quella di prendere in giro gli elettori.

Con le dimissioni di Nicole Minetti i venditori di Arcore tentano di addebitare a lei responsabilità che non ha. Non è stata lei a volersi candidare, ma le è stato proposto, non è stata lei a conquistarsi i voti, ma le sono stati garantiti, non è stata lei a chiedere di entrare in Regione, ma ci è stata messa. Dalle intercettazioni e dai racconti emersi durante il processo Ruby e quello che lo vede imputata insieme ad Emilio Fede e Lele Mora, emerge quello che davvero è Minetti: una ragazza a cui della politica non è mai fregato nulla, che ha rincorso esclusivamente successo e soldi, esclusivamente interessata a fare la bella vita a spese altrui e soprattutto non con lavori normali o meriti professionali ma seguendo le scorciatoie che il Cavaliere, moderno Mangiafuoco, ha indicato a molte. Se l’ex premier non avesse riempito il parlamento e le liste elettorali di donne che nel curriculum hanno per esperienza lavorativa un calendario e qualche comparsata televisiva, Nicole Minetti sarebbe rimasta sconosciuta alla Regione Lombardia che le versa da due anni 12 mila euro mensili.

Il responsabile delle liste (di collocamento) elettorali è Silvio Berlusconi che di Minetti ne ha fatte eleggere (per metterle a carico dello Stato) a decine in Comuni, Province, Regioni e parlamento. Quindi Nicole Minetti oggi appare una sorta di vittima. Non doveva essere candidata. Quindi se si dimette lei devono dimettersi anche tutti gli altri “miracolati” dal Re nano da Arcore. La lista è lunga.