Mi ha fatto sinceramente sorridere la polemica sui matrimoni gay interna al Pd. Ma come? un partito nato da un matrimonio davvero contro natura ha incertezze se concedere ad altri il diritto di disporre dei propri gusti sessuali in modo legalizzato?
Come ho già scritto il problema fondamentale del Pd  è stato l’aver tentato di creare un partito a tavolino.

Le diverse anime che compongono il Pd sono figlie di padri diversi in un paese dove non sono neppure riconosciute le coppie di fatto. Siamo all’inverosimile: politicamente si fanno matrimoni scellerati e opportunisti ma sui temi dei diritti dei singoli non si fa un passo. 
La vecchia Dc e alcuni vecchi comunisti “redenti”  si sono  sposati in un  matrimonio che è davvero contro natura, è ridicolo accorgersene solo oggi. Il dato di fatto è che questo partito dovrebbe essere ancora un punto di riferimento per molti elettori in un momento di grave crisi sociale ed economica. Credo che all’interno del Pd stiano facendo i conti per capire da che parte convenga andare: se con Vendola e Di Pietro o con Casini. Sono già state spese tante parole a riguardo. Quel che conta oggi è il senso di responsabilità. Il Pd non ha il coraggio di governare essendo di sinistra? lo dica chiaramente e chi non ci sta abbia il coraggio di uccidere il padre e andare altrove. L’elettorato pretende solo un linguaggio chiaro e si sente offeso da tentennamenti e opportunismi che creano dissonanze cognitive. Si contino dunque all’interno di questo partito e decidano al più presto dove andare e con chi stare. In coppia quando si chiede un periodo di riflessione di solito finisce male, stia attenta la nomenclatura al vertice a non tirar troppo la corda, rischia di non ritrovare più quello zoccolo duro di elettori, quando si sarà finalmente decisa. 
Ad un rottamatore come Renzi invece chiedo, al di là di mostrarci critiche a Mary Poppins e quanto è carina la nuova polaroid, lei da che parte sta? Mostrateci un programma serio, diteci i motivi per i quali fate determinate scelte. Serve chiarezza, non si può abbindolare l’elettorato per far tutti contenti e poi ritrovarsi al governo a litigare come cani e gatti. 
Quando si è in un momento critico occorre capacità di problem solving. I problemi che ci sono in Italia li conosciamo tutti. Che proposta economica offrite per uscire dalla crisi? continuare con Monti o aprirsi a teorie neo keynesiane? Sui diritti dei lavoratori, la Tav, i temi etici, dove volete andare? E come la mettiamo con il ritorno in campo di Berlusconi? Stavolta sarà chiaro nel programma un progetto di legge contro il conflitto di interessi?
Queste sono semplicissime domande, banali se vogliamo, ma forse sono le domande cui la gente comune non riesce a  dare una risposta. E’ come se si andasse al supermercato  guardando dei prodotti ambigui e non capire a cosa servano. Sto votando un partito di centro o di sinistra? conservatore o progressista? sto comprando uno shampoo o un bagnoschiuma?  “No sa signora, questo prodotto va bene per tutto: se vuole può essere uno shampoo altrimenti ci lavi le scale”… eh no, così non funziona.
Forse qualcuno mentre  fa i suoi conti ed è preso dai giochi di potere non si rende conto che qui fuori sta montando disperazione, povertà, confusione. Il primo partito di un paese allo sbando non può assolutamente permettersi queste distrazioni e creare questa confusione cognitiva.