Tempi duri anche per l’economia in Cina. Il popolo chiede trasparenza e il governo – almeno a parole – non è più disposto a tollerare sprechi e corruzione. Un nuovo regolamento entrerà in vigore il 1 ottobre: spese per macchine, pranzi e viaggi dovranno essere ridotte al minimo. E a Pechino e Wenzhou sono già in atto sperimentazioni. I funzionari che faranno errori di bilancio o che si approprieranno illecitamente di fondi pubblici saranno declassati o, in caso di “gravi violazioni”, potranno addirittura essere rimossi dai propri incarichi. Le spese degli amministratori locali dovranno essere pubbliche e – sotto impulso delle parole del premier Wen Jiabao – si dovrà cercare di contenere il budget per le cosiddette “tre spese”.  

Le autorità della regione dello Henan si sono già mosse e hanno cominciato a esaminare le spese per i viaggi all’estero dei propri funzionari dal 2008. Il risultato sono 13 casi con spese non giustificate e 61 funzionari, di cui alcuni di alto livello, indagati. Il popolo invoca trasparenza anche perché ogni volta che vengono rese note le spese ufficiali, l’opinione pubblica non può non scandalizzarsi. Nel 2010, ad esempio, il governo della regione del Guangzhou ha speso in viaggi 150mila euro. Una cifra che, secondo gli internauti cinesi, giustifica la voce di spesa “giro del mondo”. Più o meno la stessa cifra che la Commissione municipale di Pechino per la pianificazione familiare ha speso per un utilissimo corso di aggiornamento sulle “pratiche internazionali per il controllo della popolazione”. I cittadini non sono più disposti a tollerare questo tipo di sprechi, il governo lo sa e corre ai ripari.  

Il regolamento emanato qualche giorno fa dal Consiglio di Stato è il primo documento legale che chiede alle amministrazioni di includere nei bilanci pubblici di tutti i livelli le tre voci di spesa. Si dovranno pubblicare regolarmente il numero e il tipo dei veicoli ufficiali nonché gli obiettivi e i programmi dei viaggi ufficiali all’estero, limitare il numero dei partecipanti alle delegazioni e la durata dei viaggi. Bisognerà inoltre istituire limiti pubblici per i ricevimenti ufficiali, gestire oculatamente la spesa per le conferenze e preferire le videoconferenze in modo da risparmiare ulteriormente sui costi. Il regolamento è l’ultimo di una serie di tentativi del governo centrale per promuovere la trasparenza e combattere l’abuso di denaro pubblico, sempre più spesso causa di malcontento popolare. Per la prima volta l’Amministrazione degli Uffici del Governo del Consiglio di Stato e i governi locali saranno ufficialmente responsabili del monitoraggio delle spese.

Alcune municipalità hanno già iniziato. L’esperimento più radicale, e già attivo dal 19 giugno, è quello di Wenzhou: i funzionari non potranno spendere più di 7,50 euro per ogni pasto. E anche la capitale prova a tagliare gli spechi. Dall’11 luglio non saranno più concessi rimborsi spese per progetti di durata superiore a tre mesi e comunque avranno il tetto massimo di 10 euro al giorno. Chi dovrà recarsi all’estero riceverà un rimborso spese giornaliero di 110 euro: 80 per l’alloggio e 30 per il vitto. Viaggi più lunghi avranno un tetto massimo di spesa fissato agli 800 euro al mese.

Anche il governo di Wenzhou, la città della costa orientale da dove viene la maggior parte dei cinesi residenti in Italia, ha anticipato la normativa nazionale. La città, che nel 2011 si è guadagnata spazio sulle prime pagine di tutto il mondo per una profonda crisi di liquidità (in tutta la regione oltre 200 imprenditori in fuga e 15mila lavoratori senza stipendio) è parte di un progetto pilota. Lo scorso mese il governo ha venduto 215 “auto blu” e adesso ha varato un regolamento che prevede che i pasti ufficiali non debbano superare i 60 yuan (7,50 euro) a persona. La città ha rilasciato i dettagli e una spiegazione della nuova misura che richiede a tutti gli uffici governativi locali di non bere alcolici durante i pranzi, di limitare spese eccessive per i pasti e di evitare ricevimenti “sontuosi”. Oltre alla pinna di squalo, Wenzhou vieta il consumo di dolci, rare prelibatezze, liquori costosi come il maotai Wuliangye e le sigarette che in Cina si fumano solo nelle grandi occasioni.

Il regolamento stabilisce anche un tetto massimo al numero di funzionari che partecipano ai banchetti, una misura che ha trovato l’ironico sostegno tra alcuni giovani funzionari di Wenzhou. “Non ci piace far compagnia agli ospiti anziani nel bere, ma spesso ci obbligano in quanto superiori. Ora però, è vietato dal governo. Evviva!”, ha dichiarato un funzionario locale delle tasse al Wall Street Journal. Online sono molti i commenti positivi, ma non mancano sospetti sulla sua efficacia. Tra l’altro, si attende ancora una definizione precisa delle “gravi violazioni” per le quali i funzionari potranno essere rimossi dai loro incarichi. 

di Cecilia Attanasio Ghezzi