Il Cern ha trovato davvero il bosone di Higgs? Sarebbero infatti almeno altre due le particelle compatibili con i dati presentati a Ginevra, e che avrebbero potuto essere state osservate al posto della tanto ricercata ‘particella di Dio’. A dirlo è uno studio comparso su arXiv (archivio online per pubblicazioni scientifiche che consente di filtrare le proprie ricerche con criteri diversi, ndr) a prima firma di Ian Low dell’Argonne National Laboratory dell’Illinois. Questo mette in dubbio la scoperta annunciata solo qualche giorno fa? “Questa notizia può sembrare un po’ strana, per i non addetti ai lavori, ma invece è normale. Ogni volta che si prova a stabilire una tesi è importantissimo che tutte le alternative vengano presentate, studiate, vagliate attentamente, in modo che alla fine, come in una specie di selezione naturale, la tesi venga messa alla prova e sopravviva (oppure no). Lavori come questo sono utilissimi per testare una ipotesi, e fanno parte della quotidianità del nostro lavoro” spiega Giovanni Amelino-Camelia, Fisico Teorico dell’Università ‘La Sapienza’ di Roma.

L’articolo americano illustra la possibilità che quello annunciato a Ginevra non sia necessariamente il bosone di Higgs così come atteso dal Modello Standard, ma che sia un Higgs ‘doppio’, o addirittura triplo, un misto di diverse particelle che hanno forme più ‘esotiche’ e lontane dalle predizioni del Modello Standard. “Al Cern si è detto che è stato scoperto qualcosa che è consistente con l’Higgs standard. E si tratta di una scoperta ancora giovane, che ha bisogno che i fisici sperimentali prendano altri dati e che i fisici teorici speculino sulle alternative, come ha fatto Low. E’ il tipico meccanismo che nella scienza entra in azione per irrobustire l’ipotesi: lo scetticismo, la proposta di altri scenari, contribuiscono a un percorso che poi, alla fine, conferma l’ipotesi di partenza. Anche se qualche volta non succede” aggiunge Amelino-Camelia. Nel caso del bosone, gli scienziati si sono sbilanciati, mostrando con grande entusiasmo la scoperta fatta perché “l’osservazione compiuta è stata estremamente robusta. Si è ottenuto un risultato di 5 deviazioni standard, un margine di confidenza statistica impressionante, anche se c’è da dire che ci si sente ancora più sicuri quando ce ne sono 6, o 7, di deviazioni standard. Però, d’altro canto, non credo ci sia mai stata una volta che una scoperta con 5 deviazioni standard sia poi stata sconfessata” ricorda il fisico.

L’articolo di Low, firmato anche da Joseph Lykken del Fermilab, non costituisce dunque una smentita, ma è un articolo che rientra nella normale dialettica scientifica che serve a stimolare la caccia feroce ai fatti e spinge a non accontentarsi delle prime evidenze. “Lykken, tra l’altro, è un collega che conosco bene. E’ di buona abilità e si è spesso distinto per aver interpretato molto bene questo ruolo di ‘avvocato del diavolo’. Anche se non ci ha indovinato molto spesso. Ma l’importanza di essere un pungolo alla ricerca di una verità il più possibile ‘certa’ è fondamentale”. Quindi nessun articolo mosso da ‘invidia’ da parte degli americani, come qualcuno insinuava. Anzi, se fosse vero quello che ipotizza Low, probabilmente la scoperta del Cern sarebbe ancora più importante. “Paradossalmente, aver scoperto l’Higgs Standard è una scoperta grandiosa, un risultato fondamentale, ma non offre grandi spunti per le nuove frontiere della fisica, per avventurarci verso altre scoperte. Invece, se scoprissimo che il Cern ha trovato un nuovo tipo di particella, questo fatto rappresenterebbe una scoperta autenticamente rivoluzionaria, sarebbe un inizio verso altre scoperte, ci darebbe indizi preziosi per guardare oltre” commenta Amelino-Camelia. Le sfide della fisica, infatti, non si esauriscono certo con il bosone di Higgs. La prossima frontiera, l’avamposto più estremo della fisica fondamentale, è considerata l’unificazione di tutte le interazioni conosciute in un unico quadro, in modo da poterle esprimere secondo un’unica legge. Un obiettivo già quasi raggiunto con la forza elettromagnetica, l’interazione forte e l’interazione debole, ma che è ben lontano per quanto riguarda la forza gravitazionale. “L’obiettivo del futuro è far rientrare anche i fenomeni gravitazionali nell’ambito di questo quadro generale più articolato, ed è uno dei settori su cui sto lavorando. La fisica fondamentale si muove e continua a muoversi, così come faceva cent’anni fa. E’ per questo che è importante continuare a finanziarla: anche se le sue ricadute sono sul lungo termine, sono quelle che poi risultano più significative. Basti pensare al fatto che il 50 per cento degli oggetti che usiamo oggi ‘contengono’ in qualche modo qualcosa che deriva dalla meccanica quantistica. E in Europa, a livello di ricerca, abbiamo un patrimonio unico che dovremmo tutelare e cercare di non perdere. Nonostante il fatto che le Borse, forse, non siano capaci di comprenderne l’importanza” conclude Amelino-Camelia.

di Stefano Pisani