Ho partecipato, il 10 luglio a Milano al palazzo dei Giureconsulti, alla presentazione del libro “Sudditi” organizzato dall’Istituto Bruno Leoni di cui l’autore, Nicola Rossi, è Presidente oltre che Senatore della Repubblica.

Alla serata sono presenti oltre ai relatori anche Luca Cordero di Montezemolo e Gad Lerner. Tutti hanno parlato di sanità. In particolare Guido Tabellini, rettore della Bocconi, ha detto che “la sanità è fra le cose che occorre privatizzare sempre più per alleggerire il carico dello stato”. Diego Della Valle ha detto che occorre “privatizzare per abbattere il debito ma ricordando che la solidarietà è basilare. L’imprenditore non ha l’indole di persona che si dedica ad altri ma oggi occorre mettersi a disposizione del Paese”.

Quello che più mi ha lasciato perplesso è stato Rodolfo De Benedetti, amministratore delegato di Cir, che parlando della holding di sanità della sua famiglia ha detto: “abbiamo fatto una mappa del Paese dove andare ad operare, non abbiamo scelto le regioni dove lo Stato paga a 4-5 anni perché non potevamo essere sudditi dello Stato”. Ha chiuso la serata l’autore che ha detto “noi sappiamo meglio dello Stato cosa sia meglio per noi”.

Ma siamo proprio sicuri che sia la privatizzazione la strada giusta in sanità per noi? Non c’è il rischio che gli imprenditori, se diverranno i prossimi governanti, lascino senza assistenza sanitaria quelle regioni più in difficoltà ed investiranno solo in quelle che pagheranno meglio e prima come ha detto De Benedetti?

Chi pensa al cittadino-paziente veramente se l’imprenditore non ha l’indole di persona che si dedica agli altri, come ha detto Della Valle?

Sanno o no queste persone che la sanità non c’entra nulla con i giornali, i treni, le auto e le scarpe?

Ma prima di tagliare, come vuol fare Monti, o di privatizzare, come vuol fare il fior fiore dell’imprenditoria italiana, qualcuno spiega che anche in sanità, come in ogni famiglia che si rispetti, basterebbe risparmiare e punire chi guadagna alle spalle della collettività?

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