L’ex patron della Parmalat Calisto Tanzi ha formalizzato al sua disponibilità, davanti al giudice del Tribunale di sorveglianza di Bologna, “a svolgere attività di utilità sociale, ovviamente che sia compatibile con le condizioni, di un uomo di 73 anni che pesa 50 chili”.

È quanto ha riferito ai cronisti l’avvocato Fabio Belloni, al termine della udienza tenutasi stamattina in merito alla richiesta di arresti domiciliari presentata al giudice dal collegio difensivo di Tanzi. In sostanza gli avvocati chiedono che all’ex re del latte, che sta scontando la pena in carcere, siano concessi i domiciliari per poter migliorare il suo stato fisico e conseguentemente permettergli di svolgere un programma di lavoro con finalità di reinserimento sociale.

In gioco, “c’e’ una valutazione complessiva circa le modalità di esecuzione della pena” ha precisato Belloni spiegando che “il mantenimento della carcerazione preclude un trattamento di rinserimento”. L’avvocato fa sapere, infatti, che Tanzi “vive una condizione di pendolare tra la cella e l’ospedale che non gli consente di fare passi in avanti” sul fronte del recupero sociale. “Dobbiamo uscire da questa situazione con un’ottica verso il futuro” ha continuato Belloni spiegando che “una ripresa fisica consentirebbe tale impegno”.

I dettagli riguardanti il tipo di attività che Tanzi potrebbe svolgere sono comunque tutti da concordare con il giudice. A questo la disponibilità a lavorare formalizzata dall’ex patron della Parmalat si intreccia con l’aspetto delle condizioni di salute che, ha sottolineato l’avvocato Giampiero Biancolella restano “estremamente gravi”.

“Tanzi pesa 50 chili non perché si astiene dal mangiare – ha riferito il legale –  anzi ha accettato di sottoporsi per mesi ad una terapia con il sondino naso-gastrico che però non ha ottenuto alcun risultato. Al momento questo trattamento non è più possibile a causa delle ulcere e quindi Tanzi è tornato in cella”.

“Ci sono relazioni mediche negli atti che fanno riferimento ad una situazione molto pregiudicata” ha aggiunto l’avvocato Filippo Sgubbi, ricordando che tali relazioni sono agli atti del processo di sorveglianza. Al momento, dunque i legali della difesa attendono il pronunciamento del giudice che potrebbe arrivare tra due o tre giorni.

L’ex patron della Parmalat ha una condanna definitiva per aggiotaggio: la Cassazione, lo scorso maggio, ha ricalcolato, un po’ al ribasso, l’iniziale condanna di secondo grado a 10 anni di reclusione per portarla a 8 anni e 1 mese a seguito della prescrizione di alcuni episodi di false informazioni al mercato. Sono stati dichiarati prescritti, per Tanzi, i reati fino al 18 giugno 2003. Una condanna che però non gli ha permesso di evitare il carcere. A questa, tra i tribunali di Milano, Parma e Bologna,  si sono accumulate altre condanne nel corso dei mesi.