Nessuno ha fatto ricorso. E così è diventata, da oggi, la sentenza con cui lo scorso 25 febbraio i giudici di Milano hanno prosciolto per prescrizione Silvio Berlusconi accusato di corruzione in atti giudiziari per il caso Mills. Poichè i termini per impugnare sono scaduti alle 13, il verdetto dei giudici della corte d’Appello di Milano è passata in giudicato. L’ex presidente del Consiglio aveva commentato il verdetto del collegio presieduto da Francesca Vitale con questa frase: “Mezza giustizia è fatta. Per il Cavaliere, accusato di aver dato 600 mila dollari all’avvocato inglese David Mills (condannato in primo e secondo grado, ma poi prescritto in Cassazione, ndr) per mentire in due processi, il pm Fabio De Pasquale aveva chiesto cinque anni di reclusione. Il processo era stato caratterizzato dalla lunga testimonianza proprio del legale che dopo cinque udienze, tra problemi di salute e mal di testa, era stata chiusa dagli stessi giudici. 

Nelle motivazioni poi i giudici avevano scritto che, anche se non fosse intervenuta la prescrizione, Berlusconi sarebbe stato comunque assolto perché la ‘prova regina’, ovvero la lettera-confessione scritta dell’avvocato inglese ai propri fiscalisti nel 2004, non poteva essere utilizzata contro il Cavaliere. In quella missiva Mills ammetteva che quei 600 mila dollari di cui il fisco inglese gli chiedeva conto erano stato il regalo “gift” di Mister B. per evitargli un mare di guai con le sue dichiarazioni nei processi “All Iberian” e “Tangenti GdF”. Eppure proprio la corte di Cassazione aveva affermato l’esatto contrario. Per i supremi giudici il quadro era infatti molto chiaro (qui l’articolo di Peter Gomez e Antonella Mascali sulle motivazioni della Cassazione su Mills): il legale inglese era stato corrotto nell’interesse dell’ex premier. Anche se per una ventina di giorni era scattata la prescrizione e Mills aveva evitato la pena detentiva venendo però condannato a un risarcimento danni.