Nelle 48 ore passate ho letto di tutto sulla condanna definitiva per i funzionari responsabili della “macelleria messicana” alla Diaz durante le giornate del G8 nel 2001. E la maggior parte dei commenti fatti da quelle persone che si sono ritrovate, nel loro passato, a lavorare con Gratteri, Caldarozzi e Luperi, sono commenti di “immutata stima”. 
Mi domando come la loro stima possa rimanere immutata dopo una sentenza del genere. 
Forse sarà il ricordo del dolore dei tagli e dei lividi così impressi nella mia mente a farmi parlare in questo modo ma non riesco a provare “stima” per una persona, un “servitore dello Stato”, che si macchia di un crimine come quelli per cui sono stati condannati. Quello che non perdonerò mai a nessuno di loro non è l’abuso di potere perpetrato in quel lontano 2001 ma il loro silenzio successivo, l’aver cercato di coprire tutte le scelte sbagliate e gli uomini che le hanno fatte. Nessuno di loro ha osato parlare e raccontare, magari chiedendo scusa prima della sentenza di Cassazione.
Franco Gratteri sarà stato anche uno dei nemici numero uno della criminalità mafiosa ma per me, in questa occasione, non ha fatto altro che usare gli stessi metodi omertosi e mafiosi del tanto apprezzato da certi politici Vittorio Mangano. Quello morto in carcere senza aver “venduto” i suoi capi. 
E che dire di un Capo della Polizia che ignora? Che mentre i suoi sottoposti commettevano crimini veri e propri, se ne stava bello e tranquillo a bere un caffè? Difficile crederci. Ma anche fosse così, quella sua ignoranza doveva essere un eccellente motivo per una sospensione dall’incarico. E invece Gianni De Gennaro ha continuato la carriera. Ha diretto i Servizi Segreti per anni e, praticamente, aiuta a dirigerli tuttora. Quante altre cose gli saranno “sfuggite”?
Il punto è che non possiamo usare due pesi e due misure. L’omertà deve far schifo allo stesso modo se la commette un mafioso o un rappresentante delle forze dell’ordine. Anzi, se è un uomo dello Stato a sceglierla, allora deve fare ancora più schifo, anche solo per il giuramento che fece il giorno che indossò per la prima volta la sua divisa. 
di Federica Fabbretti