I Comuni battono cassa. Di nuovo. Archiviata la prima rata Imu con un incasso di 9,5 miliardi e scongiurato – per ora – il ritocchino di dicembre, ecco che arrivano i ritocchi alle addizionali Irpef. Anche in questo caso per avere un quadro completo e definitivo bisognerà attendere il 30 settembre, ultimissimo termine per le modifiche ad addizionali e aliquote dei bilanci comunali che devono comunque essere approvati in via preventiva entro fine agosto. Tuttavia sono quasi duemila i Comuni che hanno già chiuso la pratica e depositato le relative delibere presso il ministero dell’ Economia. Tra questi molti capoluoghi e diciamo subito che per i cittadini non ci sono buone notizie visto che le tasse o rimangono ferme o salgono (in un caso su due) e spesso l’aliquota si colloca sul livello massimo dell’8 per mille.

L’aumento rispetto dal 2011 è del 15% con un’aliquota media che sale dal 4,5 al 5,2 per mille. Per chi ha un reddito di 20 mila euro l’anno significa versare 14 euro di tasse aggiuntive (da 90 a 104 euro), chi guadagna 50 mila pagherà invece 35 euro in più (da 225 a 260 euro) , 70 euro infine l’aggravio per chi ha un reddito di 100 mila euro (da 450 a 520 euro). Come si vede in valori assoluti non si tratta di grandi cifre ma se si sommano al ben più consistente prelievo dell’Imu si scopre che quest’anno arriveremo a versare ai Comuni circa il doppio, e in alcuni casi anche di più, rispetto a quanto sborsato nel 2011. Secondo la Uil il mix tra nuove imposte e ritocchi alle addizionali costerà ai contribuenti 1.472 euro in più con picchi di oltre 2.500 euro a Roma o Milano e Bologna

La stangata c’è dappertutto ma le differenze da città a città non sono di poco conto. In valori assoluti i prelievi più pesanti sono quelli di Roma, sia perché le case valgono molto sia perché tutte le aliquote sono su livelli alti. L’addizionale Irpef è addirittura al 9 per mille, ossia oltre la soglia massima dell’8 per mille in virtù di un provvedimento ad hoc per la capitale. 

Più articolata la situazione di Milano dove la giunta di Pisapia ha optato per una forte progressività del prelievo, salvaguardando i ceti più deboli a scapito di chi guadagna di più. Una strada seguita sia per l’Imu che per l’Irpef in quest’ultimo caso con la conferma dell’esenzione totale per redditi fino a 33.500 euro e con una graduazione delle aliquote dall’1 al 7 per mille. Non può invece andare troppo per il sottile Torino, comune alle prese con debiti per oltre tre miliardi, che ha alzato il prelievo Irpef dal 5 all’8 per mille con l’asticella dell’ esenzione fissata a 11 mila euro. Aliquota spinta al massimo anche a Genova dove passa dal 7 all’8 per mille, salvi solo i redditi fino a 10 mila euro. A Napoli nessuna soglia di esenzione ma prelievo che rimane fermo al 5 per mille. Raddoppia il conto invece il comune di Palermo che porta il prelievo Irpef dl 4 all’8 per mille e lo applica a tutti. In controtendenza invece Firenze con l’aliquota che scende dal 3 al 2 per mille, uno dei rarissimi casi insieme a Empoli e Novara dove i cittadini pagheranno meno dell’anno scorso.

Sarebbe comunque sbagliato prendersela troppo con sindaci e giunte di tutta Italia chiamati effettivamente a fronteggiare drastiche riduzioni dei trasferimenti. Il professor Massimo Bordignon dell’Università Cattolica di Milano ricorda come negli ultimi 3 anni su una spesa che tra regioni, province e comuni vale complessivamente circa 215 miliardi di euro siano stati fatti interventi per circa 20 miliardi, con una riduzione intorno 10%. Le sforbiciate sono arrivate soprattutto con le varie finanziarie di Tremonti e, in misura minore, con i provvedimenti del governo Monti. In cambio, spiega Bordignon, è stata data la possibilità ai comuni di rifarsi manovrando le addizionali, esattamente come sta accadendo ora. “Il governo sta riducendo la spesa a livello centrale ma sta letteralmente ‘strizzando’ gli enti locali. Questa situazione – spiega Bordignon – si giustifica solo con il fatto che ci troviamo in una condizione di oggettiva emergenza, quasi da ‘war economy’ ma nel lungo periodo non è sostenibile. Prima o poi l’emergenza deve finire e nel sistema deve essere introdotta quella razionalità che ora manca. A cominciare dal prelievo Imu che strutturato come è oggi, con il gettito diviso tra Comuni e Stato centrale, non ha molto senso”.