I tagli imposti dal governo mettono a dura prova anche la maggioranza (o almeno una parte di essa) che sostiene il governo dei Professori mentre Province e Regioni, e con loro i sindacati, sono in rivolta. Le misure di austerity fanno infuriare i governatori, com’era già successo giovedì, e mettono in imbarazzo, tra i partiti che sorreggono l’esecutivo, soprattutto quello guidato da Bersani che si trova a fare i conti con una “batosta” da 26 miliardi di tagli in tre anni, molti dei quali in settori storicamente tutelati dal centrosinistra. Ma i tagli alla sanità, con la cancellazione quasi immediata di 18 mila posti letto, e la mannaia che cala sui dipendenti statali, sono misure difficili da far mandare giù anche ai governatori e, soprattutto, al sindacato. Che in questa tornata vede il ritorno di un nuovo asse tra Cgil e Uil, pronte allo sciopero generale, e una Cisl che, come i centristi di Casini, cerca di ritagliarsi il ruolo del “responsabile” sostenitore di quel governo che impone sacrifici per mettere in salvezza il Paese. Nel frattempo in serata il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha firmato il decreto approvato la notte scorsa dal consiglio dei ministri.

L’imbarazzo del Pd. La sforbiciata al servizio sanitario, invece, mette in serio imbarazzo il Pd: Pier Luigi Bersani la bolla, preoccupato, come una vera e propria “mazzata”. Per la sanità, osserva con un’amara battuta il segretario del Pd, “a Tremonti si aggiunge Monti… ci sono troppi Monti da scalare”. E ancora: “Ci sono cose che ci preoccupano molto. I governatori hanno ragione, è gente che pensa, non sono azzeccagarbugli”. Critico anche Di Pietro: “E’ inutile che Monti continui la danza della pioggia a Roma o a Bruxelles. Un Paese di poveri e di disoccupati e senza stato sociale è un Paese che non può crescere” sostiene il leader dell’Idv. In poche parole, sintetizza il segretario della Cgil, Susanna Camusso, siamo di fronte ad “un’altra manovra a carattere recessivo”.

I presidenti di Regione. E loro, i presidenti delle Regioni, proprio non ci stanno. La spending review così come scritta è “insostenibile” avverte il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani. E’ “un decreto ammazza-Italia” lo bolla il presidente della Puglia, Nichi Vendola mentre il governatore della Lombardia, Roberto Formigoni, azzarda: sono “tagli effettuati ad canis cazzium”. “Non siamo in condizione di poter garantire i livelli essenziali” argomenta Renata Polverini mentre anche dal fronte delle province, che pure non osano criticare il loro dimezzamento, ci si preoccupa per i 500 milioni di tagli. “Rischiamo di non riaprire le scuole a settembre” avverte Giuseppe Castiglione, presidente dell’Unione delle province.

Udc e Pdl “responsabili”. “E’ una cura dimagrante dello Stato. Noi siamo con Monti, gli altri facciano quel che vogliono” conferma invece il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini. Ed anche il Pdl in questo caso sostiene l’azione del governo: “La strada di fondo è quella giusta” incoraggia il segretario Angelino Alfano che guarda al raggiungimento dell’obiettivo “che perseguiamo: e cioè l’avvio di una riduzione della pressione fiscale”. E “Monti l’abbiamo messo lì per fare questo” ricorda Osvaldo Napoli. 

I provvedimenti sulla sanità. Nessuna chiusura automatica dei piccoli ospedali, almeno per il momento, ma una riduzione di 18mila posti letto tra pubblico e privato accreditato entro il 30 novembre. E’ quanto prevede la versione finale del decreto, che come corollario rischia di provocare anche la chiusura di circa 1000 reparti ospedalieri, e di altrettanti primari, stando alla denuncia della Cgil, che parla di tagli che “compromettono i servizi per i cittadini” e che di fatto provocheranno un “aumento dell’affollamento dei pronto soccorso”.

Nonostante lo scongiurato pericolo della norma sulla chiusura dei mini ospedali, che aveva creato fibrillazioni fin dentro il Governo, dunque, dal decreto sulla revisione della spesa escono numeri pesanti che investono il Servizio sanitario nazionale. Stando alle prime elaborazioni (realizzate in base ai dati del 2009, quando l’indice era del 4,2 per mille) il taglio dei posti letto, affidato alle Regioni e che dovrà avvenire “esclusivamente attraverso la soppressione di unità operative complesse”, come si legge nel decreto, sarà mediamente di circa il 10%. In testa alla speciale classifica delle Regioni che dovranno tagliare più posti letto spicca il Molise, che vedrà ridursi la dotazione del 33,2%, seguita dalla Provincia di Trento, qui il taglio sarà del 20,9%, e dalla Regione Lazio (-19,9%). Ma paradossalmente ci sono anche Regioni che potrebbero veder aumentati il numero dei loro posti letto, come la Campania (+3,3%), l’Umbria (+3%), e la Basilicata (+0,7%).

I tagli alla Difesa. Un miliardo di euro complessivi nel biennio 2013-2014 e 100 milioni nel 2012: sono i tagli della spending review del Ministero della Difesa. Si tratta di risparmi, secondo quanto si è appreso, che verranno effettuati intervenendo in due settori in particolare: quello dell’acquisto di beni e servizi e quello degli investimenti. In che modo, ancora non è noto, ma i tecnici della Difesa hanno messo a punto un piano che consentirà di tagliare 100 milioni di euro quest’anno (tutti risparmiando nell’acquisto di beni e servizi), 500 milioni nel 2013 e altri 500 nel 2014.

A questo miliardo e 100 milioni, vanno aggiunti poi i risparmi – non ancora quantificati – derivanti dalla cessione di tutti gli immobili della Difesa al fondo del Demanio e dalla decurtazione del 10% del personale con le stellette, vale a dire – sulla carta – circa 18 mila uomini su un totale di 183mila.

Un taglio di uomini che in realtà costituisce solo una ‘accelerazionè, per così dire, del processo di revisione dello strumento militare promosso dal ministro Di Paola: il disegno di legge delega di riforma, all’esame del Senato, prevede una riduzione di 33 mila soldati (e 10 mila civili dell’amministrazione della Difesa, che oggi sono 30 mila) nell’arco di 10 anni. Una contrazione di organico che ora verrà dunque accelerata. Analogamente, i tagli della spending review che intaccano sugli investimenti e sull’acquisto di beni e servizi sono stati pensati tenendo conto di quanto già ‘tagliatò dal progetto di riforma, la cui scure si è abbattuta in modo pesante proprio sugli investimenti, prevedendo ad esempio un ridimensionamento del programma Joint Strike Fighter: dei previsti 131 supercaccia F-35 dovrebbero esserne acquistati 90, con una conseguente riduzione di spesa stimabile in qualcosa come 5 miliardi.

Il ‘combinato dispostò costituito da spending review e progetto di riforma costituisce dunque per la Difesa una cura dimagrante importante. E non è tutto, perchè i tagli si vanno a sovrapporre a quanto deciso già dal precedente governo, che aveva previsto una riduzione di un miliardo e mezzo nel 2012, una sforbiciata di 700 milioni nel 2013 e di 800 nel 2014.

 Pagella on line. Da quest’anno la pagella sarà online, così come le iscrizioni alle istituzioni scolastiche (però per gli anni successivi), i registri dei professori e tutte le comunicazioni fra insegnanti e famiglie. ”A decorrere dall’anno scolastico2012-2013 – si legge nel testo – le iscrizioni alle istituzioni scolastiche statali di ogni ordine e grado per gli anni scolastici successivi avvengono esclusivamente in modalità on line attraverso un apposito applicativo che il ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca mette a disposizione delle scuole e delle famiglie”. Le istituzioni scolastiche ed educative “redigono la pagella degli alunni in formato elettronico” e “i docenti adottano registri on line e inviano le comunicazioni agli alunni e alle famiglie in formato elettronico”. Entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto il ministero predispone infine un Piano per la dematerializzazione delle procedure amministrative in materia di istruzione, università e ricerca e dei rapporti con le comunità dei docenti, del personale, studenti e famiglie.